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Le sigarette del manager

di Bruno Morchio –
Genova, città lunga e stretta, si allunga lungo la costa arrampicandosi sulle colline con palazzi costruiti sfidando qualsiasi logica di urbanizzazione con stradine strette, ripide e tortuose dove i genovesi hanno imparato a posteggiare in modi fantasiosi ma obbligati. Quando a diciotto anni prendi la patente devi imparare in fretta le partenze in salita e in retromarcia perchè quello dietro di te non aspetta altro che tu alzi bandiera bianca e ti allontani in modo da poter posteggiare al tuo posto dandoti della belina* (*da “àbelinato” = sei proprio (un) imbranato / incapace).
Ad ogni modo, oltre a questa striscia lunga e verticale, la Superba si ramifica verso l’entroterra con due ampie valli perpendicolari alla costa che prendono i nomi dai due torrenti che le attraversano: la val Bisagno e la val Polcevera. Ovviamente potevano essere due corsi d’acqua placidi, tranquilli e sereni? Certamente no e infatti con ciclica regolarità esondano, travolgono, distruggono e uccidono. Le alluvioni di Genova.

…acqua che non si aspetta altro che benedetta
acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale
acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte…

(Dolcenera, Fabrizio De Andrè)

Bacci Pagano, l’investigatore genovese creato da Bruno Morchio, questa volta si trova a svolgere la propria indagine proprio in una di queste valli, quella che il 14 agosto 2018 è diventata tristemente famosa per il crollo del ponte Morandi, il viadotto autostradale che la attraversava da parte a parte.
Esattamente otto mesi dopo il crollo, il detective dei carruggi ripercorre avanti e indietro la valle del Polcevera e ne osserva le ferite, la bellezza e i gusci fossili d’un illustre passato operaio che non c’è più alla ricerca di Oreste Mari, un ingegnere informatico che non è un ingegnere, ma un genio carismatico che ha finito per mettere la propria intelligenza al servizio della speculazione finanziaria e della criminalità.
Arricchendosi e facendo proprio il mito dei soldi facili, tradendo però le proprie origini operaie e polceverine. Distruttore e saccheggiatore di destini, lo definisce Bacci. Oreste Mari è scomparso, sceso per comprare le sigarette e mai più tornato, forse chissà, predato dalle frequentazioni mafiose o da qualche marito geloso.
Bacci vuole capire la personalità ambigua dello scomparso ma in questa ricerca si trova a conoscere meglio la valle che “per oltre un secolo è stata un distretto industriale di prim’ordine; le fabbriche si contavano a decine e i suoi operai hanno costituito una spina dorsale dell’identità della città.”
Sono tanti i temi toccati da Morchio nell’indagine del suo detective, dalle grandi speculazioni favorite dagli algoritmi informatici del Mari, al declino industriale e artigianale dell’hinterland genovese, alle amare riflessioni su una “generazione che ha fallito, una combriccola di pasticcioni che voleva fare la rivoluzione“.

Sono giorni che percorro questa valle in lungo e in largo, e mi sto stufando di incontrare maldestri cultori della nostalgia che rimpiangono il tempo in cui si moriva di asbestosi e tumori polmonari. E’ vero, c’era il popolo, la classe operaia che riempiva le fabbriche e le piazze, consapevole dei propri diritti e determinata a farli valere. Ma ormai non c’è più, e dobbiamo farcene una ragione.

Come sempre nelle avventure di Bacci troviamo rimescolate considerazioni personali e analisi storico sociali condite dalla disillusione di chi ha creduto in un cambiamento ma si è ritrovato dalla parte dei sognatori che, come talvolta accade, sono anche i perdenti. Sconfitti solo perchè non rinnegano i propri ideali.
Un altro piacevole romanzo di Bruno Morchio, dunque, che mi sento senz’altro di consigliare anche se sarebbe opportuno approcciarsi alle avventure del detective genovese avendo già letto i precedenti romanzi in modo da apprezzare meglio l’evoluzione familiare di Bacci che non è mai disgiunta dalla trama investigativa.

Gerardo Capaldo

Le sigarette del manager

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