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La crêuza degli ulivi

di Bruno Morchio –
Questa sarebbe in ordine cronologico la terza indagine di Bacci Pagano. Ma io non seguo l’ordine. In questa avventura il nostro detective si muove tra i caruggi del centro storico e il quartiere “bene” di Genova, Castelletto, passando per Sant’Ilario (“Appena scese alla stazione, nel paesino di Sant’Ilario…” vi dice nulla?) e il mare di Pieve Ligure.
L’ambientazione temporale è l’agosto del 2001, cioè neanche un mese dopo i fatti di luglio che hanno fatto capire ai genovesi cosa vuol dire vivere in un regime di tipo paramilitare. Parlo ovviamente del G8 di cui molti parlano a sproposito. Beh, io c’ero. Io ho visto. Ho percepito il clima di tensione indotto nei giorni precedenti da certe dichiarazioni sui giornali o fatte trapelare in città. Ricordo benissimo che, addirittura, fu fatta circolare la voce che i manifestanti avrebbero tirato palloncini pieni di sangue infetto da HIV. Che un’orda di Unni avrebbe attraversato la Liguria dal confine con la Francia. Che sarebbe stato possibile un attacco missilistico. Pacchi bomba veri spediti da non si sa chi ai Carabinieri e allarmi bomba finti tanto per creare un clima conviviale. E poi ho visto. I cortei con uomini e donne dell’età di mia madre manifestare pacificamente con le mani alzate presi a randellate e gasati da agenti delle Forze dell’Ordine mascherati mentre i cosiddetti black bloc passeggiavano indisturbati poco più in là, addirittura spingendo i carrelli dei supermercati pieni di pietre, tubi o mazze. Mentre qualcun’altro, travestito da teppista in felpa nera, faceva la pausa caffè fumandosi una sigaretta in santa pace seminascosto tra i cellulari dei Carabinieri.
Io non so se anche l’Autore di questo giallo era lì: ma penso di sì.

“Ma che vi hanno fatto credere? Non si difende la democrazia manfanellando quelli che partecipano ai cortei di protesta! Voi disonorate la divisa che portate! Ricordatevi sempre che siete forze dell’ordine, non squadracce di picchiatori!”
In quei tragici giorni del G8, questa sottile differenza sfuggì a tanti, troppi poliziotti impegnati a fare servizio d’ordine nelle strade di Genova.

Ad ogni modo non è questo il tema del libro: è un giallo quindi c’è il morto (anzi la morta), un noto medico milanese intrallazzato in loschi giri, una famiglia ricca ma disastrata e un killer che tenta persino di fare la pelle al nostro Bacci che, nonostante le corna ricevute in dono dalla sua fidanzata Mara, troverà ristoro e consolazione con la sua musica classica, le cene con l’amico commissario Pertusiello e tra le gambe di Valeria, vecchia e salvifica conoscenza dal seno turgido e la pelle abbronzata.
Un’altra bella avventura con lo sfondo della scenografica Genova che, continuo a pensare, sarebbe perfetta in una trasposizione televisiva.

Gerardo Capaldo

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Gerardo Capaldo
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