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Violenza sulle donne: le anti-statistiche

di Davide Stasi –

“Poche cose sono impopolari come contestare il mantra della violenza sulle donne”

Quanto è libero il vostro pensiero e quanto è condizionato dall’informazione? Quanto siete convinti che i vostri giudizi, le vostre opinioni siano il prodotto del vostro libero arbitrio e non siano invece soggetti a un condizionamento?
Prima di leggere il libro di Stasi dovete porvi questi dubbi: dovete cercare di spogliarvi delle costruzioni mentali che si sono sedimentate su questo argomento e poi fare un bel respiro. Dopodichè aprite le pagine.
Cosa troverete? Nulla che vada contro le donne. L’autore non nega il fenomeno della violenza sulle donne e non cede di un millimetro nel condannarlo severamente. Ma lo esamina con occhio critico da ricercatore: soprattutto analizza l’informazione che ne viene fornita e riesce, dati alla mano, a dimostrare che siamo di fronte ad un gigantesco fenomeno di propaganda. Un condizionamento sociale importante in cui, come sempre accade, l’obiettivo sono soldi e potere. Il tutto travestito da argomenti che è impossibile non condividere come la parità tra uomo e donna o la condanna delle relazioni violente tra i sessi.
L’autore con chiarezza e fatti oggettivi ci mostra come siamo tutti vittime di una ideologia di genere il cui fine è creare e alimentare un conflitto verso il “nemico” maschile, tutto il genere maschile, che viene costantemente dipinto come violento e oppressore.
Le tecniche usate sono più o meno le solite codificate da qualsiasi manuale di propaganda: ripetere ossessivamente una bugia fino a farla diventare una verità.
Ormai abbiamo tutti in testa il ritornello “un femminicidio ogni tre giorni“: siete sicuri che sia proprio così?
La violenza è un problema maschile“, ne siete certi? Provate a far caso al risalto che viene dato su media più importanti (tg e quotidiani a diffusione nazionale) a qualsiasi atto violento compiuto da un uomo verso una donna. E ora chiedetevi: perchè non si ha quasi notizia di atti violenti compiuti dalle donne?
Viene da rispondere perchè la violenza al femminile è un fenomeno marginale, minoritario, meno grave.
Sarete sorpresi allora a sfogliare questo sito, Violenzasenzagenere.
E poi chiedetevi perchè i fatti che vi leggerete non trovano spazio a livello nazionale ma restano relegati nella microscopica e quasi invisibile cronaca locale.
Stasi riesce persino a smontare con chiarezza e lucidità quella che lui definisce la “madre di tutte le mistificazioni“, la sempre citata ma mai letta indagine campionaria Istat del 2014 sul tema della violenza contro le donne nel nostro Paese. Errori metodologici, di forma e di sostanza: un coacervo di valutazioni il cui scopo non è stato studiare il fenomeno ma fornire strumenti alla retorica vittimistica (per le donne) e criminalizzante (per gli uomini).
Ad esempio: lo sapevate che tra i quesiti posti telefonicamente al campione analizzato (perchè di questo si è trattato, di un’intervista telefonica su un campione) c’era: “La critica per il suo aspetto, per come si veste o si pettina?” O ancora, “La critica per come cucina?” “La ignora? Non la ascolta?“.
Normali dinamiche conflittuali a bassa intensità, spesso reciproche, come ne accadono in tante coppie che però per la statistica dell’Istat diventano atti di vera e propria violenza ai danni delle donne.
Ci sarebbe da sorridere se non fosse che questi dati vengono utilizzati e forniti a supporto di atti legislativi e come base per le copiose richieste di finanziamenti pubblici per il sistema dei Centri Antiviolenza (che ricordiamo offrono assistenza alle sole donne).

Si calcola che tra finanziamenti diretti e indotto, il business della “violenza sulle donne” muova tra i 100 e i 500 milioni di euro all’anno, e al tema è dedicata da due legislature addirittura una Commissione parlamentare. Non male considerando che in Italia si rischia di morire infinitamente di più mentre si è al lavoro, in bicicletta o per l’influenza stagionale, che non “in quanto donna”

Altro tema scottante è l’annuale quantificazione dei cosiddetti “femminicidi”, termine che nella sua accezione prevalente riguarda il delitto di omicidio compiuto nei confronti di una donna indotto da una “cultura patriarcale” che spingerebbe gli uomini a considerare le donne di loro proprietà. Ci parlano di 130 – 150 vittime all’anno. Ci hanno insegnato anche: “Una ogni tre giorni“.
Orbene sembra incredibile ma nel conteggio di questi delitti vengono fatti rientrare persino gli omicidi-suicidi degli anziani malati o infermi dove la spinta a togliere e togliersi la vita è data dalla disperazione e dal desiderio di porre fine a sofferenze insopportabili. O anche nel computo si considerano gli omicidi maturati nell’ambito criminale per questioni di droga, truffe o regolamenti di conti, con movente economico che nulla hanno a che fare con il movente “culturale”.
In certi conteggi sui “femminicidi” vengono fatti rientrare persino gli omicidi di donne compiuti da donne.
Ma se andiamo a vedere i per nulla pubblicizzati dati della Polizia di Stato i femminicidi propriamente detti sono stati 32 in un anno (report 2018, Polizia di Stato, pagina 14). Trentadue casi su una popolazione di circa sessantamilioni di abitanti. Ora, è pacifico che anche un solo caso è un caso di troppo: ma non trovate che la realtà vada a cozzare terribilmente con la propaganda terroristica che dipinge il nostro Paese come prevalentemente abitato da uomini bruti e violenti giustificando così una legislazione di emergenza, una rieducazione culturale e finanziamenti a pioggia senza alcun controllo o possibilità di verifica?
La lettura delle “antistatistiche” di Stasi è in grado di destabilizzare alcune vostre certezze e ne consiglio la lettura a uomini e soprattutto donne che siano in grado di porsi domande sulla nostra società, perchè il tema della violenza deve interessare tutti indipendentemente dal genere.

“E’ il caso del numero di emergenza 1522, che nel maggio 2019 gridò l’allarme di cento telefonate al giorno ricevute. Se non che, andando a vedere il dettaglio delle tipologie di chiamate ricevute, si riscontrò che nel loro conteggio totale avevano infilato anche quasi 4000 scherzi telefonici all’anno, quasi 1500 banali richieste di informazioni, quasi 500 chiamate di persone che avevano sbagliato numero…”

Se invece voi credete fermamente che il mondo sia diviso tra buoni (le donne) e cattivi (gli uomini), beh allora lasciate perdere.
Tuttavia colpevolizzare e demonizzare solo una parte del consesso umano, gli uomini, non è solo banale: è fallimentare.
La violenza è un cancro che sta metastatizzando il nostro vivere in comune e si presenta con le più diverse modalità: dal bullismo, alla violenza psicologica, dalle cattiverie verbali sui social ai maltrattamenti verso i più deboli fino, naturalmente, alle violenze fisiche. E questo, basta guardarsi attorno, accade senza differenze di genere. Perchè la violenza non ha genere.

Gerardo Capaldo

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