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La ragazza della nave

di Arnaldur Indridason – 
La Pelle di Curzio Malaparte narra le tragiche e grottesche vicende che violentarono Napoli durante l’occupazione alleata.
Boni, boni… non ho sbagliato libro…
Il fatto è che questo romanzo di Indridason, come i due precedenti della serie di Flovent e Thorson, narra dell’occupazione, prima inglese e poi americana, dell’Islanda durante la Seconda Guerra Mondiale.
“La Situazione”, com’è conosciuta nella terra degli infiniti fiordi, ha generato violenza e abiezione dimostrando che, almeno per quanto riguarda il degrado, latitudini diverse posso produrre risultati del tutto simili.
Questa premessa per invitarvi ad approcciare questi romanzi, di un investigatore islandese e di uno della Nuova Islanda, non come thriller o noir tradizionali, ma come thriller storici, con i molti vantaggi e i pochi svantaggi che questa scelta narrativa comporta. Il lavoro di ricerca è stato quanto mai accurato e non è certo un caso che Arnaldur proprio in Storia si sia laureato, prima di darsi al giornalismo, alla critica cinematografica e poi, per nostra mediterranea fortuna, alla narrativa.
Il mare riporta a riva due storie di violenza che si sono intersecate come colate laviche nella terra dei mille vulcani, e solo l’ostinazione dei due protagonisti eviterà che si possano raffreddare in “cold case” per poi tramutarsi in roccia del colore dell’oblio.
Due storie che sembrano suggerire al lettore che la guerra, siano le divise quelle dei “buoni” o quelle dei cattivi, si muta in violenza endemica anche negli angoli più tranquilli del mondo anche quando non viene sparato un solo colpo.
Perché la violenza è fatta di gente che s’impone e di gente che subisce e, anche in luoghi dove la natura è incontaminata, gli uomini non sono certo immuni dal farsi contaminare dalla loro natura.
Perché la guerra, come ci ha ricordato qualcuno, è mandare a morire una moltitudine di giovanni che non si sono mai odiati, nell’interesse di pochi vecchi che si odiano da sempre.

Un mio “chapeau” a chi mi dice chi ha scritto la frase sulla guerra che ho rielaborato nell’ultimo paragrafo…

Riccardo Gavioso

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