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Vivere con i libri

di Alberto Manguel –
Capita di entrare in libreria e mentre ti aggiri fra gli scaffali sentirti dire dal libraio: “Questo libro dovrebbe piacerti.” E allora ti rigiri il volume fra le mani e inizi a guardarlo, leggi il titolo e la quarta di copertina e decidi d’impulso: sarà tuo. E quando arrivi a casa inizi subito a leggerlo e lo finisci d’un fiato, pensando a ogni pagina che quel libro sembra essere stato scritto apposta per te.
È esattamente quello che è successo con Vivere con i libri, sottotitolo Un’elegia e dieci digressioni di Albert Manguel, Einaudi editore per la traduzione di Duccio Sacchi.
Albert Manguel, argentino naturalizzato canadese, è scrittore, traduttore, critico e direttore di biblioteche ma soprattutto è stato, nel periodo in cui lavorava come commesso di libreria, lettore ad alta voce per l’ormai cieco Jorge Louis Borges a Buenos Aires.
Vivere con i libri è un atto d’amore verso la lettura, una dissertazione sul come una persona pur dotata di buon senso, possa perdersi a contemplare file interminabili di volumi allineati sugli scaffali di una biblioteca, immaginandone il contenuto, cercando di spiare i titoli e gli autori anche di quelli posti troppo in alto per essere raggiunti con lo sguardo.

Quando sono in una biblioteca, in qualsiasi biblioteca, mi sento come se mi avessero trasferito in una dimensione puramente verbale con un trucco di prestidigitazione che non ho mai capito proprio del tutto. So che l’intera mia vera storia si trova lì, da qualche parte negli scaffali, e che tutto quel che mi serve sono il tempo e l’opportunità per trovarla. Non ci riesco mai. La mia storia resta sfuggente, perché non è mai la mia storia definitiva.

Ed è proprio il senso di appartenere a quella storia, il fatto che nei libri possa essere contenuta la biografia di ciascuno, di quel lettore che in quel preciso momento sta scorrendo quelle pagine.

Ogni mia biblioteca è una specie di autobiografia stratificata, in cui ogni libro conserva il momento in cui l’ho letto per la prima volta. Gli scarabocchi ai margini, l’occasionale data sul risguardo, il biglietto dell’autobus che tiene il segno in una pagina per una ragione oggi misteriosa, tentano tutti di ricordarmi chi fossi io allora. Il più delle volte non ci riescono. La mia memoria è più interessata ai miei libri che a me e trovo più facile ricordare la storia letta una volta, tanto tempo fa, che il giovane che ne fu lettore.

Il libro è anche il racconto di una perdita: la perdita della sua sterminata biblioteca che l’autore, costretto nei suoi innumerevoli traslochi in giro per il mondo, ha dovuto stipare in numerosi scatoloni, privandosi della possibilità di contemplare a suo piacere il tesoro accumulato in tanti anni di letture.

La perdita di una biblioteca aiuta a ricordare chi siamo veramente.

Lettura e scrittura viaggiano parallelamente nelle parole di Manguel, nello sforzo simile al sogno di riprodurre la realtà sapendo fin da principio che questa operazione non è possibile, come non è possibile trattenere i sogni. Lettore e scrittore alleati e uniti dal linguaggio che trasforma non solo la realtà ma la parola stessa, tradotta nell’immaginazione di chi scrive e di chi legge. Le parole dello scrittore si trasformano nella mente del lettore in un altro linguaggio a lui proprio, fatto di immagini ed emozioni differenti da quelle originate dall’autore e questo linguaggio muta ad ogni rilettura, come se ci si trovasse ogni volta di fronte a un libro diverso.

La legge borgesiana di Pierre Menard, secondo cui ogni testo diventa un testo diverso a ogni lettura, vale per tutta la letteratura. Questo è forse il lato oscuro della brama di leggere tutto, un desiderio che Thomas de Quincey definiva «assolutamente incessante e inesorabile come la tomba.

Capitolo a parte sono i brevi accenni all’esperienza diventata nel tempo amicizia con Jorge Louis Borges: di lui vengono fatti numerosi accenni riguardo un’amicizia che è durata nel tempo, fino alla scomparsa del grande scrittore argentino. Ma per approfondire questo aspetto rimanderei a un altro libro sempre scritto da questo autore: Con Borges, pubblicato da Adelphi, libro da me già scaricato e che mi appresto a leggere.
Tornando a Vivere con i libri, penso sia un testo che ogni lettore appassionato possa tenere come compendio della propria autobiografia, con a portata di mano una matita pronta a sottolineare i tanti passaggi interessanti, come è stato per me.
Mai consiglio librario fu più azzeccato.

Roberto Maestri

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