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di Publio Cornelio Tacito –
Buongiorno!!! Eccomi di ritorno da questo lungo viaggio per strade lastricate e ponti in pietra e accompagnato dal sordo rumore delle “caligolæ” sul selciato, dalle buccine e dai canti dei legionari in marcia.
Era da un po’ di tempo che non mettevo il naso in questi bellissimi libri; ne ho ancora parecchi da leggere e spero vivamente di avere il tempo di portare a termine la grande impresa per uno come me che che non ha fatto il liceo. Tacito, eminente figura di storico si prende la briga ed il gusto di narrare le gesta e le vicende storiche dei primi imperatori romani, quelli che seguirono il principato di Augusto (Caio Giulio Cesare Ottaviano).
La storia ci racconta che Giulio Cesare voleva affossare la repubblica che oramai era diventata immensa e che l’eredità di tutto quel lavoro (dopo ovviamente tutte le guerre civili che ne sono conseguite) venne raccolta dal figlio adottivo che portò pace e stabilità dopo appunto tutti gli sconvolgimenti precedenti…. e dopo di lui??? Tacito scrive, o almeno voleva, narrare di loro…degli Imperator, un titolo che fino a quel momento era solo militare e non aveva nessun significato al di fuori delle legioni.
Morto Augusto il primo della lista fu Tiberio, seguito da Caio Cesare Caligola, Claudio e Nerone…l’Enobarbo Non c’è male come inizio!!! 4 imperatori che hanno lasciato grandi opere e pessimi ricordi, ma fossero solo loro…. dalle pagine viene fuori ogni sorta i nefandezza e sotterfugi, di veleni e suicidi, di consiglieri infidi e giochi di potere, personaggi corrotti e corruttibili, avidi e imbelli; un mondo dove conta solo il denaro e la delazione era all’ordine del giorno, le leggi sovvertite e piegate alla volontà del potente di turno. Il Senato via via esautorato dalle sue funzioni mentre crescevano gli onori e i titoli sempre più svuotati di significato.
I personaggi più influenti sono biechi e crudeli come serpi mentre gli onesti spesso soccombono sotto ferro e veleno che scorre come acqua, come il sangue dei suicidi. L’esilio è una pratica usata per impadronirsi dei patrimoni privati così come il divorzio viene usato per scalare la società. Tacito è sicuramente ricco di aneddoti e molto meno scarno di Tito Livio ma in compenso non è pettegolo come Svetonio….una giusta via di mezzo. Racconta cosa era diventata la società romana nei primi secoli dell’impero e di come stava decadendo velocemente, dove le vittorie sul campo venivano vanificate poi nei palazzi e dove il merito diventava solo un problema per l’imperatore e la sua corte che non si faceva scrupoli poi ad eliminare il possibile concorrente. Personaggi come Seiano, Agrippina e Poppea sono molto meno romantici di come ce li immaginiamo, e i sovrani sono stati illuminati solo per un brevissimo tempo per poi cadere nel delirio del potere. I libri in origine erano 16 ma il tempo ne ha perduti alcuni e qualcuno è giunto incompleto ma comunque non si perde la bellezza del racconto….. Ave!!!

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
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