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Il pastore d’Islanda

di Gunnar Gunnarsson –
Credevate di esservi liberati di me almeno a Natale… e invece sono qui a consigliarvi un libro in tema e a farvi i miei Auguri di Cuore 🖋
C’erano una volta un uomo saggio, un Papa senza mitra ma con la coda e una Roccia con le corna. Era inverno, nevicava e le pecorelle si smarrivano come, e più, dei peccatori…
Una Favola?
Una Parabola?
Una Poesia?
Forse nessuna di queste tre cose, forse le tre cose tutte insieme.
Un racconto lungo che porta il suo secolo di vita con la dignità di una bellezza che non può sfiorire, tanto che, come ci conferma Stefánsson, è il classico da leggere nelle famiglie islandesi nei giorni che precedono il Natale. Sul perché di tanto successo inutile spendere parole, meglio ascoltare quelle che Gunnarsson distilla una a una e centellinarle.
Storia particolare quella del grande scrittore islandese, costretto a emigrare in Danimarca all’inizio del ventesimo secolo, impadronirsi della lingua del paese che dominava il suo popolo, farla diventare propria, per poi, visto il successo delle suo opere, essere inizialmente tradotto dal Nobel Laxnes, per poi dedicare gli ultimi anni della vita a tradursi nella lingua natia. Tornato in patria, la troverà cambiata e così lontana da quella descritta nelle sue opere, da rimpiangere il ritorno.
Ottima la scelta di Iperborea di accompagnare il libro con le impressioni di Stefánsson e un esaustivo saggio critico di Zironi, a tal punto incisivi da invogliare il lettore a ricominciare a leggere subito questo gioiello.
Lo consiglierei a chi abbia apprezzato i racconti di Natale dell’indimenticabile Dino Buzzati e quelli di montagna di Erri De Luca, perché la neve è pura e incantata a tutte le latitudini, sia che si poggi sulla grigia roccia dolomitica sia che lo faccia sulla nera lava vulcanica, e altrettanto puri sono gli uomini che a quella neve sono devoti pur trovandosi a lottare con essa per la vita.

Quel viaggio era come una poesia, con rime e parole magnifiche che restavano nel sangue. E come una poesia, col tempo s’imparava a memoria e poi si sentiva il bisogno di tornare, per accertarsi che nulla fosse cambiato.”

Riccardo Gavioso


Il pastore d’Islanda
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