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Eneide

di Publio Virgilio Marone –
Buon giorno!!! Casualmente piove ma noi non demordiamo mai e ci regoliamo in base al tempo, se è bello si esce e se è brutto si coglie l’occasione per fare ciò che si è lasciato indietro ….e si legge!! Publio Virgilio Marone – “Eneide”. L’avevo promesso e ho mantenuto….ho letto tutto il ciclo epico… Iliade, Odissea e adesso l’Eneide. Ma Virgilio è stato il più ostico da mandare giù e infatti c’ho messo molto più tempo di quello che pensavo complice anche una prefazione al libro quasi monumentale (e l’autore dice che ha riassunto molto rispetto all’originale!!!) Ma non stiamo a sottilizzare e veniamo alle peripezie di Enea e compagni.
La guerra di Troia è finita da 7 anni, con l’Odissea abbiamo visto tutte le traversie che i greci (e in particolare Ulisse ma non solo) hanno dovuto attraversare prima di giungere a casa…. e i troiani??? Sconfitti e massacrati!!! Ma ci sono dei superstiti che riescono a fuggire ma sono i reietti del mondo antico e sicuramente non possono raggiungere le coste greche così veleggiano per tutto il mediterraneo e finalmente approdano, complice una tempesta scatenata da quelle divinità che già tanti danni avevano procurato a tutti durante la guerra parteggiando o per uno o per l’altro; approdano sulle coste oggi tunisine e allora fenice dove stava sorgendo Cartagine. Gli dei non vogliono che Enea giunga in Italia dove gli oracoli gli hanno predetto un grande futuro per la sua progenie. Estasiati dalla bellezza della città in costruzione decidono di fermarsi e vengono ospitati dalla regina Didone che, ascoltandone le traversie, si innamora del suo ospite (guarda caso c’è una piccola divinità col culo nudo e armata di frecce che fa qualche scherzo da prete….ops…sacerdote) e non lo vuole far ripartire i troiani. Mercurio ci mette lo zampino ma Nettuno ci mette lo zampone e così invece di raggiungere il Lazio si ritrovano in Sicilia.
Dopo l’ennesimo guaio con le donne troiane che in preda al delirio vogliono bruciare le navi, Enea riesce di nuovo a ripartire e giungere sulle coste campane e vola dalla Sibilla Cumana per conoscere il suo destino e già che c’è si fa anche un viaggetto stile Dante nell’Averno al cospetto di Plutone, Proserpina, Caronte e Cerbero. Lì ha la conferma del suo destino e riesce parlare ancora col padre Anchise che lo esorta a ripartire per giungere nel Lazio. Finalmente ci siamo!!! Il Lazio …..AHò!!! Ma credete che sia finita??? Giunge al cospetto di re Latino e cerca di ottenere la grazia di poter fondare una città per se e i suoi e finalmente vivere in pace; il buon re acconsente e gli promette anche in sposa la figlia Lavinia ma a questo punto si scatena la gelosia e l’invidia di tutti i popoli circostanti e così scoppia la guerra con gli Etruschi, i Rutuli, gli Apuli, i Sanniti e chi più ne ha più ne metta.
Ancora battaglie, massacri e duelli e divinità intriganti e nefaste. Dopo tante guerre, oracoli, àuguri, discorsi, infamie e macelli si giunge al gran finale con lo scontro violento tra Enea e Turno che era diventato via via il suo principale antagonista e che ora ha deciso di affrontare in duello per chiudere definitivamente la questione e ributtare in mare questi immigrati…… (che poi tutte le antiche popolazioni italiche erano a loro modo immigrate perché arrivavano da tutto il mediterraneo: gli Etruschi dall’Asia Minore come i Rutuli che provenivano dalla antica Iberia che è nel Caucaso e non in Spagna , i greci si sa e tutti gli altri anche).
Virgilio costruisce un poema basandosi sull’opera omerica e in parte bene ricalca gli schemi tanto che l’Eneide si può dividere in due parti ben precise, una che ha per base l’Odissea con tutta la sua storia di viaggi e mostri (anche un incontro con Polifemo) e una su schema iliaco con battaglie e vendette. Il tutto è stato creato per poter dare all’Urbe un mito al quale fare riferimento e dal quale poi sarebbe discesa tutta la progenie di Re (Romolo), dittatori (Giulio Cesare della gens Julia e quindi da Julo figlio di Enea) e imperatori……lode a Ottaviano Augusto Imperator, appena asceso al trono di Roma! Un po’ di sana piaggeria nei confronti del potente di Turno e comunque una mano poetica discretamente felice anche mi ha fatto penare non poco. Ho riassunto moltissimo e spero di non aver scritto comunque belinate!!! Basta!!!!!

Ste Dussoni

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Collaboratore di Booklandia.