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Marcovaldo ovvero Le stagioni in città

di Italo Calvino –
Buonasera!!! Sono di nuovo qua….beh abbiate la bontà di perdonarmi ma le ultime letture erano davvero brevi oltre che entusiasmanti e perciò ho fatto i 100 mt piani per concluderli velocemente. Siamo tornati piano piano tutti in giro, la paura comincia a calare anche se l’attenzione deve obbligatoriamente rimanere alta come la guardia di un pugile sul ring; però si ricomincia vivere anche se abbiamo tutti la museruola e abbiamo viso spersonalizzato da questo oggetto tinta pastello che ci nasconde i lineamenti….tutti col chador!!!Inshallah…come dicono i musulmani…sarà come dio vorrà per chi ha ancora la forza di crederci e sennò l’unico arbitro serio e imparziale sarà il tempo che ci dirà come è finita la partita.
E ora: “Marcovaldo ovvero Le stagioni in città” di Italo Calvino.
Calvino….non quello svizzero ma quello più nostrano di nascita cubana ma sanremese fino al midollo; Calvino ce lo immaginiamo sempre un po’ accigliato, serioso, magari pacato, forse con una sigaretta (io non ho idea se fumasse o meno) sul lungomare della Riviera di Ponente a meditare su luoghi e personaggi spesso inesistenti o invisibili e un pochino nobili. Calvino è un autore che a molti risulta ostico almeno prima di essere letto….forse è il nome in concorrenza col profeta ginevrino che non da una bella idea; eppure quando lo si scopre viene da dire: “Però!!! I suoi scritti hanno mille sfaccettature e molti sono davvero importanti e ostici ma molta della sua produzione è gioiosa, è leggera (ma non troppo)…è ligure! Non è pesante ma è pensante!
Marcovaldo è un esempio tipico….una raccolta di 20 racconti brevi ambientati in una grande città che potrebbe essere sicuramente Milano oppure Torino con un protagonista che è il tipico prodotto della vita compressa tra i muri e le vie ma che sente tutta la sua estraneità a quel mondo di cemento, velocità e traffico. Marcovaldo è un facchino di una ditta dal nome improbabile: la SBAV, acronimo di qualcosa  ma non si sa di cosa; è il tipico proletario con moglie e 4 figli a carico che fa fatica ad arrivare alla fine del mese forse è un po’ sognatore. I racconti sono alternati come le stagioni e riprendono scene di vita in base appunto alla stagione in corso che viene indicata sopra il titolo del singolo raccontino; dicevo che è un sognatore ma è anche un po’ pasticcione e puntualmente tutto finisce con un’immancabile beffa finale dal sapiente tocco umoristico che fa sorridere sotto i baffi per la sua ingenuità. 
I racconti sono stati scritti tra gli anni ’50 e ’60 durante gli inizi del boom economico che si riflettono soprattutto negli ultimi titoli del libro mentre tra i primi emerge più una coscienza ecologica del personaggio e, ovviamente dell’autore, che probabilmente vedeva nella rincorsa al boom industriale un assalto alla natura che veniva piano piano inghiottita dall’avanzare di capannoni e grattacieli che spersonalizzavano l’uomo e i luoghi rendendoli non-luoghi.
Un libro del quale avevo letto alcuni racconti ai tempi della scuola, forse le elementari, e che poi avevo ritrovato in tempi recenti (questa è una rilettura) ma che ogni volta capisco un po’ di più rispetto alla precedente come se prima non mi avesse detto tutto e me lo avesse riservato per il passaggio successivo.
Se accettate un consiglio….leggete Calvino (Italo) magari partendo dai racconti più famosi e trovate un amico, magari un po’ scontroso, ma sincero e arguto.

Ste Dussoni

Marcovaldo ovvero Le stagioni in città

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Collaboratore di Booklandia.