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Amuleto

di Roberto Bolaño – traduzione di Ilide Carmignani.
Può un romanzo essere allo steso tempo visionario e profondamente calato nella realtà? Certo che può, a condizione che sia scritto da un autore latinoamericano come Roberto Bolaño.
E lo si può dedurre a partire dall’incipit che recita:

“Questa sarà una storia del terrore. Sarà una storia poliziesca, un noir, un racconto dell’orrore. Ma non sembrerà. Non sembrerà perché sono io quella che la racconta. Sono io a parlare, e quindi non sembrerà. Ma in fondo è la storia di un crimine atroce”.

Chi parla è Auxilio Lacouture, protagonista autodefinitasi la madre di tutti i poeti di Città del Messico, l’unica ad essere rimasta incolume dopo l’irruzione dell’esercito messicano nella facoltà di lettere e filosofia della capitale il 18 settembre 1968, rimanendo imprigionata nel bagno delle donne della facoltà, in compagnia di un libro di poesie di Pedro Garfias e delle proprie visioni alimentate dai ricordi.
In sintesi il romanzo potrebbe essere racchiuso in queste poche righe se non fosse che la scrittura di Bolaño trascina il lettore nella cronaca di quei giorni, in un America latina alla vigilia della stagione delle dittature militari, dei golpe, il primo dei quali nel Cile di Allende dell’11 settembre 1973, della brutale repressione ad opera dell’esercito messicano nei confronti del nascente movimento studentesco e universitario analogo ai movimenti che stavano sorgendo nei vicini Stati Uniti e in Europa. Una repressione brutale che causò parecchi morti e feriti, innumerevoli arresti, resi ancora più drammatici perché avvenuti alla vigilia dei giochi olimpici che si terranno nella capitale messicana nell’ottobre di quell’anno, eco di un lustro che il regime messicano voleva darsi agli occhi del mondo intero.
Contraltare alla cronaca è la descrizione del mondo bohémien dei poeti, letterati e artisti che si ritrovano prevalentemente nei bar di Città del Messico, nei quali la protagonista si muove come una sacerdotessa che tiene a battesimo i suoi adepti.
Il racconto, sviluppato in prima persona ci narra di quel mondo, un ambiente squattrinato e precario, attento a non comparire troppo per non dare nell’occhio di un potere sempre all’erta ma allo stesso tempo desideroso di mettere in mostra la propria qualità creativa e innovativa.
Auxilio Lacouture ci accompagna quasi per mano nel suo peregrinare per la città messicana, incontrando artisti in declino o emergenti, a seconda dell’età o della fama e perché no, della fame. Un racconto che resta però segnato da quei dodici giorni di permanenza nel bagno delle donne della facoltà di lettere e filosofia e che sfocerà nel colpo di scena del finale, degno di un grande narratore come Bolaño.
Una lettura godibile e al tempo stesso spunto di riflessione per comprendere quanto la cultura e l’arte siano da sempre bersaglio di un potere repressivo che ha come unico scopo quello di annichilire le coscienze di un popolo.

Roberto Maestri

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"Leggendo cerco me stesso". Collaboratore di Booklandia