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Un’eterna giovinezza. Vita e mito di Carlo Michelstaedter

di Sergio Campailla

La vita si misura dall’intensità e non dalla durata –
l’intensità è in ogni presente: la durata sia essa
anche infinita non è meno vuota
se non è che un susseguirsi di presenti vuoti.
Cristo è vissuto più che Matusalemme,
un insetto effimero vive più che un albero secolare.
CARLO MICHELSTAEDTER, La melodia del giovane divino.

È possibile che un giovane ventitreenne morto suicida alla vigilia della discussione della tesi di laurea, possa essere considerato uno dei più importanti filosofi del primo Novecento? È possibile se questo giovane risponde al nome di Carlo Michestaedter, giovane goriziano di famiglia ebraica che è riuscito a lasciare un’impronta indelebile nel pensiero contemporaneo, proprio attraverso una tesi mai discussa che verteva su due concetti propri a Platone e Aristotele: la persuasione e la rettorica.
Quello che potrebbe sembrare un paradosso, la brevità di una vita vissuta intensamente e terminata con un colpo di pistola alla tempia in quello che Giovanni Papini definì “suicidio metafisico” prova della straordinaria coerenza del goriziano con “le conseguenze delle sue idee” in un articolo apparso sul Resto del Carlino un mese dopo la morte del filosofo, è descritto nel libro di Sergio Campailla il quale, attraverso una ricerca accurata basata sui documenti autografi lasciati da Michelstaedter, sulle testimonianze dei pochi eredi ancora in vita, a causa della dispersione della sua famiglia che fu spazzata via dalle deportazioni naziste conseguenti all’ultima guerra, e sugli studi successivi alla sua scomparsa da parte degli accademici di mezza Europa, prova a tracciare un quadro che possa aiutarci a comprendere una figura così inquieta e controversa. Il risultato che ne esce è una biografia di una persona tormentata, capace di slanci di generosità o furibonde reazioni emotive, una figura tipica espressione di una famiglia della media borghesia ebraica goriziana, negli anni in cui la città giuliana era ancora sotto l’amministrazione dell’Impero austro-ungarico.
La parabola della vita del filosofo si svolge a partire dagli anni dell’infanzia e percorre il breve arco della vita di Carlo, la scelta di Firenze in contrapposizione a Vienna come sede degli studi universitari, il rapporto con la famiglia di provenienza, la figura del padre verso il quale lo studente manterrà sempre un atteggiamento di ossequioso rispetto e quello con la madre più ambivalente, che andrà dall’adorazione al respingimento affettivo culminato nella scelta della data del suicidio, che avviene nel giorno del compleanno della madre stessa.
Una biografia, quella scritta da Campailla, che si legge come un romanzo e per la quale non è necessaria una specifica attitudine ai testi filosofici, anche perché non solo di filosofia si tratta, dal momento che Michelstaedter è stato anche poeta e letterato che ha lasciato scritti e versi altrettanto importanti i quali possono dare un’idea più chiara di un personaggio così complesso.
Quello che viene raccontato in questa biografia non è altro che la vita di un uomo che, pur nella brevità della sua esistenza, è riuscito a incidere in maniera indelebile non solo un certo mondo accademico ma tutte le persone che a vario titolo hanno gravitato intorno a lui. Più di una persona che lo aveva conosciuto affermerà anche a distanza di tempo che la frequentazione di quel giovane è stata una delle esperienze più importanti della propria vita.
Un personaggio interessante da conoscere anche per i lettori contemporanei, calato in un mondo in profonda trasformazione, alla vigilia di eventi tragici che segneranno la Storia dell’Europa del XX secolo e dei quali la sua vicenda è figlia.
Così descrive il suo lavoro Sergio Campailla nella prefazione al libro:

Questo libro è la biografia di un giovane che ha vissuto appena ventitré anni, un tempo davvero breve e contratto, in cui ha gettato lo sguardo sull’abisso, e concluso dalla scelta drammatica dell’autosoppressione. Una biografia di grandi sogni. Di sogni infranti. Ci si può chiedere: quali sarebbero stati gli sviluppi, senza quel gesto suicida?

ed è proprio con quest’ultima domanda che rimaniamo, domanda alla quale nessuno è in grado di dare risposta se non attraverso congetture inverificabili.
Resta l’enigma di una vita vissuta intensamente, quasi da insetto effimero che è riuscito a vivere più a lungo di qualunque albero secolare.

Roberto Maestri

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