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Le consolazioni

di Seneca –
Buon giorno!! Come volevasi dimostrare sono qui di martedì forse perché il weekend non riesco a stare fermo a casa e quindi tralascio i libri e poi mi trovo a dover recuperare in settimana.
E veniamo a questo classico di Seneca: Le Consolazioni.
In epoca romana era in uso scrivere lettere di consolazione alle persone che avevano perduto un parente o una persona cara in modo da fargli sentire la vicinanza da parte dello scrivente che aveva come scopo ultimo di lenire il dolore della perdita dell’ amata/o.
La religione politeista romana, come quella greca, aveva un aldilà localizzato geograficamente e aveva un suo governatore o comunque una divinità deputata a dirigere il traffico di anime in arrivo dal mondo superiore che era poi stato idealizzato in Ade/Plutone e nella sua regina Persefone. Attorno a loro c’erano poi un nutrito gruppo di divinità addette alle varie forme di morte e di punizione prima e dopo la dipartita. Quello che non c’era, e che verrà a poi col cristianesimo, era un’ipotesi di rinascita; chi moriva restava per sempre nel mondo infero senza resurrezioni a meno di interventi superiori . L’anima al massimo svaniva nel tempo.
Seneca, da grande scrittore quale era, realizzò anche lui alcune di queste forme di epistola e qui ne abbiamo tre esempi.
Consolazione a Marcia – Marcia era la figlia dello scrittore Cremuzio Cordo che era stato perseguitato dell’imperatore Tiberio e aveva subito l’onta della “damnazio memoriæ” ed era stato costretto al suicidio.
Seneca cerca così di consolare la matrona ricordandogli le virtù del padre e soprattutto il fatto che tutti siamo soggetti alla legge della vita per la quale ad un certo punto dobbiamo partire; praticamente il nostro tempo a disposizione (prestabilito) scade e non c’è possibilità di ulteriori dilazioni.
Facendo questo ricorda che anche gli imperatori ne sono soggetti e anche loro perdono a amici e parenti per strada magari ben prima di quanto uno potesse prevedere e fa un elenco di esempi più o meno famosi di dipartite eccellenti.
E poi ha il dono di saper coniugare frasi ad effetto.
-“a nessuno è toccato nascere gratis”
-“può accadere a chiunque quel che può accadere a qualcuno”
-“tanto accanimento nel disperarci, se non è legge di natura?”
E all’ultimo le ricorda che comunque è morto con gran dignità lasciandosi morire di fame piuttosto che essere accoltellato dai sicari imperiali.
Insomma, per quanto possiamo fare nella vita il nostro destino è quello ma bisogna guardare la cosa in maniera positiva perché in fondo è una liberazione da tutti gli affanni terreni e quindi va vista in maniera positiva.
Consolazione alla madre Elvia – Seneca era stato sospettato di aver congiurato contro l’imperatore Claudio e da questi era stato posto in esilio in Corsica che all’epoca non era certo un luogo di vacanza e di agi ma piuttosto una terra aspra, selvaggia e inospitale specialmente per chi come lui era abituato alla corte imperiale e alle mollezze della capitale.
Con questa lettera vuole consolare la madre che è rimasta sola a piangere il figlio lontano (non c’era ancora Corsica Ferries ed era piuttosto complicato andare a trovarlo). Seneca rassicura la madre che nonostante le difficoltà e la barbarie dei luoghi e della lingua comunque sta bene, è sereno e può finalmente dedicarsi ai suoi studi tanto il tempo proprio non gli manca. È un esiliato ma alla fine è fortunato perché è ancora vivo anche se è solo mentre a casa ci sono comunque i parenti ed i fratelli che la possono sostenere e poi è una donna forte visto che in passato ha già subito lutti e perdite eppure è stata una buona madre che ha saputo superare ogni difficoltà ha cresciuto da sola i figli, lui compreso…. in fondo si gode una vacanza!
Comunque quando la situazione politica a Roma cambierà Seneca riuscirà anche a rientrare dall’esilio e ritornerà in auge.
Consolazione a Polibio – L’ultima consolazione è rivolta a questo Polibio che è l’uomo deputato ad inoltrare all’imperatore le richieste di grazia da parte degli esuli e Seneca la scrive dalla Corsica nel quale è relegato. Polibio aveva subito un lutto in famiglia e Seneca ne approfitta per fare un gesto consolatorio e perorare la sua causa di ritorno a casa.
Insomma, un po’ consola e un po’ fa lacrime di coccodrillo per sperare di intenerire il ministro e l’imperatore….una bella ruffianata… e usa tutte le armi a sua disposizione per centrare l’obbiettivo visto che il ragazzo, quando vuole, sa scrivere piuttosto bene.
Non sono forse gli scritti migliori di Seneca che ho letto ma comunque c’è un bello spaccato su quale era la visione romana della morte e della vita e sicuramente erano molto più fatalisti di noi…..o forse semplicemente realisti! Di là non c’è niente e siamo tutti comunque destinati ad andarci prima o poi in base alla nostra data di scadenza già prescritta…..tutto sommato sono d’accordo!

Ste Dussoni

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Collaboratore di Booklandia.