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Nemesis

di Isaac Asimov
Il libro del quale vorrei lasciare qualche mia impressione è “Nemesis” di Isaac Asimov. Nelle prime decadi del ventitreesimo secolo, il Sistema Solare si presenta più popolato che mai: la Terra, patria dell’Umanità e di molte altre specie, è andata incontro a un sovrappopolamento che ha portato la popolazione terrestre a raggiungere gli otto miliardi di individui; a ciò si devono aggiungere problemi che hanno una storia lontana: il totale disinteresse degli esseri umani per le questioni ecologiche, che ha portato a problemi notevoli relativamente all’equilibrio ecologico del pianeta, la penuria dei mezzi di sostentamento, data anche la mole di persone abitanti il pianeta stesso, il problema sempre più acuitosi della fame nel mondo, oltre che a problemi sempre più aspri fra le diverse etnie del globo, hanno portato l’Umanità, nei secoli precedenti al ventitreesimo, a intraprendere una vera e propria colonizzazione del Sistema Solare. Così, nel corso dei secoli, sono sorte numerose Colonie, e i rapporti di queste con la Terra sono stati (e sono) all’insegna della diplomazia e convivenza, ovviamente intrisi di politica e spionaggio. Tra queste Colonie, spicca Rotor, l’unica a possedere l’iperassistenza, una tecnologia in grado di consentire loro per tempi modesti di viaggiare alla velocità della luce.
Nell’anno 2220, Janus Pitt, Commissario di Rotor, dà vita a un progetto ambizioso che vuole non sia noto alle altre Colonie e alla Terra: dare l’opportunità a Rotor di avere un sistema solare tutto per sé, permettendo la nascita così di una nuova civiltà che niente abbia in comune con l’Umanità; una nuova cultura, nuovi usi e costumi, che in nessun modo prendano spunto da quelli terrestri.
Nello stesso tempo, il lavoro di Eugenia Insigna, astronoma di Rotor, impegnata nell’analisi di una porzione di Universo mai prima di allora esaminata, porta alla scoperta di un nuovo sistema stellare che risulta essere quello più vicino al Sistema Solare coi suoi 2 anni luce di distanza, più vicino di Alfa Centauri, creduto essere fino allora il sistema stellare più vicino con i suoi circa 4 anni luce di distanza.
Eugenia Insigna avrà così il permesso da parte di Janus Pitt di chiamare questa nuova stella, una nana rossa, Nemesis. È quella la destinazione di Rotor, è deciso!
Eugenia Insigna ha però anche una vita: un marito – Crile Fisher – che ama e la loro unica figlia, Marlene, nata da pochi mesi.
Il tutto si complica però il giorno della partenza dei rotoriani. Infatti, Crile Fisher è un terrestre e non vuole lasciare la Terra, sebbene da diversi anni soggiorni su Rotor; al contrario, Eugenia con Marlene (piccolissima) è decisa a partire. Così, la famiglia si sfalda, e il matrimonio finisce; ma la ferita di questo matrimonio fallito brucerà ancora sia in Eugenia che in Crile nonostante i diversi anni che passeranno dall’evento.
Adesso, tuttavia, è il raggiungimento del sistema nemesiano l’importante, destinazione che verrà raggiunta dai rotoriani nell’anno 2236: che cosa troveranno? Esisterà in rivoluzione intorno a una nana rossa – Nemesis – un pianeta o una luna abitabile? O, addirittura, è possibile che incontrino entità extraterrestri? E come la prenderanno le altre Colonie e la Terra, una volta che si accorgeranno della partenza dei rotoriani e della destinazione che hanno raggiunto?
Nello scenario immaginato da Asimov, in cui le vicende di una Colonia che intraprende un viaggio spaziale verso il sistema nemesiano si intrecciano mirabilmente con le faccende della famiglia Insigna-Fisher e, più in generale, con le conseguenti dinamiche di un Sistema Solare che si accorge dell’inaspettata partenza dell’”Arca” di Rotor, ci sono possibilità di riflessioni infinite. È questo, secondo me, il punto forte di questo romanzo di fantascienza, non collegato a nessun ciclo prodotto dallo scienziato sovietico naturalizzato statunitense.
Ci sono i temi a noi del XXI° Secolo tanto cari, come quelli dell’ecologia, di un occhio di riguardo al mantenimento stabile di ecosistemi che potrebbero andare perduti se cambiassero drasticamente e repentinamente le condizioni sul pianeta Terra; relativamente ai viaggi nello spazio, questo romanzo dà la possibilità al lettore di interrogarsi sulle difficoltà ingegneristiche e teoriche della fisica allorquando si prende seriamente in considerazione l’idea di poter compiere con successo un vero e proprio viaggio nello spazio, oltre al fatto che induce riflessioni dal punto di vista biochimico su questioni inerenti alle condizioni ambientali che rendono un “mondo”, con il quale potrebbero interagire gli esseri umani nell’entrare in contatto con nuovi sistemi stellari e dunque nuovi pianeti o lune, più o meno ospitale.
Insomma, è una fonte inesauribile di spunti di riflessione!
Non è forse quello che si chiede debba essere un libro?
Consiglio dunque la lettura di questo romanzo di fantascienza a tutti, anche a coloro che, come me, incontreranno per la prima volta la fantascienza nelle sue versioni più “moderne” con questa opera.
Il traduttore è Piero Anselmi.

Matteo Celeste

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"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine" Collaboratore di Booklandia

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