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Lo strano caso di Maria Scartoccio: ovvero, Un brutto fatto di cronaca a Sestri Ponente

di Renzo Bistolfi –
Non è mai facile presentare un libro essendo di parte, partendo cioè dal presupposto che le vicende narrate si svolgono nel quartiere e negli androni nei quali uno è nato, ritrovandosi quasi per caso, anche se a distanza di molti anni, a riconoscere perfino i negozi e se non i personaggi, almeno i caratteri citati. Perché in fondo, è proprio quello che mi è successo leggendo Lo strano caso di Maria Scartoccio, un noir ambientato proprio nei carruggi che mi diedero i natali e come se non bastasse, giusto in quell’epoca in cui la vicenda si svolge.
Siamo a Sestri Ponente, prolungamento a ovest di quella che una volta si chiamava la Grande Genova, uno dei tanti sobborghi inglobati nel capoluogo ligure durante gli anni del fascismo. I fatti narrati si riferiscono invece alla seconda metà degli anni cinquanta del Novecento, in quella che ormai si può definire la periferia di una grande città non ancora snaturata dalle forti immigrazioni del boom economico.
I personaggi di questo intrigo sono i variegati inquilini, tranne una, di un palazzo la cui proprietaria è tale Maria Scartoccio, una scostante padrona di casa che ogni cinque del mese, cascasse il mondo, fa il giro dei propri affittuari per riscuotere o almeno provare a farlo, le pigioni dai suoi vituperati inquilini, fino a quando un incidente o almeno un fatto in apparenza tale, non sconvolgerà la vita del tranquillo condominio.
Da qui in avanti, una girandola di avvenimenti, investigatori improvvisati, marescialli dei carabinieri costretti ad agire nell’ombra, misteriosi inseguimenti e rumori sospetti, porteranno il lettore verso una conclusione con colpi di scena degni della migliore tradizione giallistica nostrana.
Lo sfondo delle strade e delle piazze, i vicoli o carruggi del sobborgo genovese, fa da cornice a un mondo scomparso, fatto di vicinanza, solidarietà e pettegolezzi, sì anche quelli, di rapporti e relazioni fra vicini di casa che si conoscono fra loro e sanno tutto di tutti, pregi e difetti, componendo una comunità coesa e pronta a sostenersi, descritta da Bistolfi con indulgente ironia e uno stile narrativo che mi ha costretto più di una volta mio malgrado ma qui entrano in gioco le mie origini, a leggere i dialoghi cadenzando le parole con l’accento a me famigliare, nel senso che era quello che ascoltavo e imparavo fin da bambino nella mia famiglia, motivo questo che mi fa essere ulteriormente grato all’autore, perché oltre ad avermi fatto calare in una storia dai tratti oscuri ma accattivante nella sua modalità di sviluppo, mi ha fatto rivivere momenti e atmosfere legate alla mia storia personale.

Roberto Maestri

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"Leggendo cerco me stesso". Collaboratore di Booklandia

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