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Timimun

di Rachid Boudjedra
In questo periodo storico in cui, nella letteratura, pare si prediliga quella nordica, io guardo a sud, scoprendo una letteratura africana che non ha nulla da invidiare a quella nordica eppure così poco conosciuta.
Il libro, brevissimo (solo 70 pagine), che ho tra le mani e del quale vi lascerei qualche mia impressione è “Timimun” di Rachid Boudjedra. Qualche parola sull’autore è doverosa: nato in Algeria nel 1941, è scrittore, poeta e letterato, più in generale, che ha combattuto per l’indipendenza dell’Algeria quando ancora era una colonia francese e che, essendo comunista e ateo, e in particolare “a causa” del suo essere ateo, fu costretto a esiliare in Francia in quanto gli islamici del Fis (Fronte islamico di salvezza) lo condannarono ben otto volte a morte.
Rachid Boudjedra è certamente, oggi, tra «gli scrittori del Maghreb [più] socialmente impegnato e coinvolto in numerose attività politiche e culturali», come scrive Toni Maraini nella sua “Introduzione” al libro.
Di che cosa parla il libro? Il libro racconta di un autista-guida quarantenne, iperbolico, pauroso, pieno di complessi e, per sua stessa ammissione, «asessuato», oltre che frigido e impotente, come è anche pronto a rivelare, non avendo mai avuto alcun tipo di contatto con una donna, che, per mezzo del suo pullman, battezzato “Stravaganza”, accompagna gruppi di turisti alla scoperta del Sahara, attraverso la tratta “Algeri-El Golea-Timimun”, regalando ai turisti quelle avventure che essi stessi si aspettano di vivere in un luogo così affascinante ed esotico, conducendoli su vie poco battute e sconosciute ai più.
Sul pullman, però, è presente Sarah, giovane donna ventenne dall’aspetto androgino, che sveglierà i desideri sino allora sopiti del protagonista, che infatti s’innamorerà di lei (anche se Sarah pare non ricambiare questi sentimenti), provocando un’accentuazione di quella tensione esistenziale già presente in lui, sia per l’esperienza di un’infanzia infelice sia per una situazione sociale algerina (degli anni ’90, questo il periodo in cui è ambientata infatti la vicenda) per niente facile e che lo preoccupa: le notizie, di morte e sangue, di attentati terroristici perpetrati da gruppi armati integralisti riescono infatti a raggiungere il protagonista (e, con lui, noi) sino nel pieno del deserto del Sahara, luogo, come dice egli stesso, «dove si scompiglia e si frantuma il mondo», attraverso la radio di quel vigoroso bus degli anni ’40, rappresentando così uno squarcio di cruda e truculenta realtà in quel monologo interiore che è il libro di Rachid Boudjedra.
Questo lungo viaggio rappresenterà
a) un itinerario alla scoperta dell’Algeria nelle sue luci e nelle sue ombre in tempi non remoti,
b) del Sahara, più nello specifico, regalandoci descrizioni di dune sabbiose e spoglie contrapposte alle verdeggianti e rigogliose oasi (come la splendida Timimun, nel Sahara meridionale algerino), simboli di cultura e civiltà, da lasciare incantati,
c) una “storia d’amore” tormentata (almeno per una delle due parti) e
d) un lungo monologo interiore che ci farà scoprire il rimuginìo di una persona, che assurge allo stato di “simbolo” per quanto è inverosimile, che metterà in risalto tutte le difficoltà che lo attanagliano (e così facendo, per riflesso, che attanagliano l’Algeria).
Il risultato di tutto ciò è un libro «aspro e irritante», come viene scritto nella quarta di copertina. 
E lo stile di Boudjedra è pure irriverente, aspro, irritante e incantevole allo stesso tempo come “Timimun” e pare ricalcare le stesse caratteristiche dei territori dei quali tratteggia perfette e vivide descrizioni, grazie a una perizia e a un occhio autoctono invidiabile, in grado quindi di cogliere e dar conto di dettagli che altrimenti, a un occhio straniero, passerebbero inosservati.
Vi invito quindi a scoprire “Timimun”, a scoprire questo autore e, attraverso la sua scrittura, a scoprire l’Algeria che è raccontata nei suoi libri. Non credo ne rimarrete scontenti.
La traduttrice è Toni Maraini.

Matteo Celeste

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"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine" Collaboratore di Booklandia