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Il dottor Semmelweis

di Louis-Ferdinand Céline –

«Mirabeau gridava così forte che Versailles ebbe paura. Dalla Caduta dell’impero romano mai simile tempesta si era abbattuta sugli uomini, le passioni e le ondate spaventose s’innalzavano sino al cielo. La forza e l’entusiasmo di venti popoli sorgevano dall’Europa sventrandola. Dappertutto non c’erano che sommovimenti, di esseri e di cose.»

È l’incipit de Il dottor Semmelweiss, tesi di laurea datata 1924 di Louis-Ferdinand Céline.
La ricerca dello studente in medicina Louis-Ferdinand Destousches, il quale assunse in seguito lo pseudonimo di Céline, venne discussa il 1° maggio 1924. La tesi è centrata sulla figura di Ignác Fülöp Semmelweis (Buda, 1º luglio 1818 – Döbling, 13 agosto 1865), medico ungherese che per primo ebbe l’intuizione sull’importanza del lavaggio delle mani per i medici che a quei tempi passavano direttamente dalla dissezione dei cadaveri nelle autopsie all’assistenza delle puerpere senza l’osservanza delle elementari norme di igiene oggi conosciute, esponendo in questo modo le malcapitate alla nefasta febbre puerperale, principale causa di morte per le gestanti. L’intuizione rivoluzionaria costò al medico ungherese il licenziamento dall’ospedale di Vienna in cui operava, osteggiato da una classe medica cieca e immersa nei propri pregiudizi. Saranno le successive scoperte di Pasteur sulla microbiologia a dare un riconoscimento purtroppo postumo alle sue osservazioni.

«Semmelweis era nato da un sogno di speranza che la costante presenza, intorno a lui, di tante atroci miserie non riuscì mai a scoraggiare, che tutte le avversità, all’opposto, hanno reso trionfante. Visse, lui così sensibile, in mezzo a lamenti così penetranti che un cane qualunque se ne sarebbe fuggito urlando. Ma forzare così il proprio sogno a tutte le promiscuità vuol dire vivere in un mondo di scoperte, vuol dire vedere nella notte, e forse anche forzare il mondo a entrare nel proprio sogno»

Fra i vari riconoscimenti, il libro di Céline ci restituisce una segnata dal pregiudizio e dall’autoconservazione di una casta altrimenti immobile e intoccabile.

«Si può amare il calore, ma nessuno ci si vuol bruciare, Semmelweis era il fuoco»

In tempi di pandemia, dove gli appelli alla prevenzione e all’osservanza delle più elementari norme igieniche per tutti, le pagine dell’autore dell’autore francese ci proiettano in una dimensione di maggiore consapevolezza, utile a tutti noi, al fine di superare un momento difficile come questo, anche attraverso la lettura, molto istruttiva, di questo breve libro.

«Egli era di quelli, troppo rari, che possono amare la vita in ciò che essa ha di più semplice e di più bello: vivere. L’amò oltre il ragionevole. Nella Storia la vita non è che un’ebrezza, la Verità è la Morte»

Roberto Maestri

Il dottor Semmelweis
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"Leggendo cerco me stesso". Collaboratore di Booklandia