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10 febbraio. Dalle foibe all’esodo

di Roberto Menia
Buongiorno!!! Un giorno di festa leggermente grigio mi ha permesso di portare a termine una lettura che volevo affrontare da molto tempo ma non trovavo mai il volume adatto e il coraggio di leggerlo. Oggi ci sono riuscito anche se mi è rimasta addosso una strana sensazione di orrore…. Di tensione… Uno strascico nuziale amaro.
10 febbraio. Dalle foibe all’esodo” di Roberto Menia.
Partiamo da un punto…. L’editore del libro fa capo alla rivista “Il Borghese” che è notoriamente legata alla destra politica e già questo potrebbe fare storcere il naso a qualcuno ma l’argomento trattato è sensibile soprattutto per la parte avversa che per anni ha cercato di negare ciò che è avvenuto.
A me interessa la verità e mi interessa soprattutto capire gli eventi e cercherò di fare una recensione il più obbiettiva possibile, successivamente sono aperto poi all’eventuale discussione civile…
Il confine orientale italiano è stato oggetto nei millenni di continui stravolgimenti politici e civili, i monti di queste zone non sono così impervi da impedire fisicamente il passaggio di eserciti e popolazioni in cerca di nuovi territori fertili e temperati dove stabilirsi. Da qui sono arrivati gli antichi Veneti, qui è arrivata Roma, e attraverso questi passi sono scesi in Italia i Goti e gli Unni, qui Venezia ha posto il limite del suo dominio di terraferma disseminando queste terre di Leoni Alati con il libro o con la spada. Qui si è posato il tallone di Vienna e qui si è combattuto nel fango delle trincee per affermare l’italianità di queste terre; poi c’è stata la seconda guerra mondiale, l’annessione della provincia di Lubiana con i suoi orrori, l’RSI e l’Adriatische Kunstenland nazista e per chiudere il tutto  la contesa tra l’Italia sconfitta e la Jugoslavia di Tito…. E adesso  siamo al dunque: un confine da sempre conteso ma molto permeabile dove le popolazioni hanno convissuto e si sono mescolate senza troppi problemi fino alla nascita dei nazionalismi ai quali interessava disegnare linee di divisione nette tra due mondi che non riuscivano più a capirsi e che cercavano di eliminarsi a vicenda invece di provare a trovare un modus vivendi, il tutto esasperato dall’ideologia. Così al momento della nascita dell’RSI queste terre sono rimaste in un limbo strano e sono diventate molto appetibili per l’avanzante onda slava che si stava liberando dal giogo nazista sull’onda dell’ideologia opposta e  puntava all’annessione di questi territori.
Terra di confine ma a maggioranza italiana che stava subendo un vero e proprio terremoto… Con l’arrivo degli Alleati la situazione per un po’ si è congelata ma senza arrivare in fretta ad una vera soluzione che ha portato ad altri errori e orrori. La Jugoslavia ambiva a portare il confine fino al fiume Tagliamento cancellando così secoli di cultura e tradizioni totalmente differenti e per poter rivendicare queste zone doveva dimostrare che da sempre in qualche modo le appartenevano, e per fare ciò c’era un’unica soluzione da prendere e da attuare, quella che era stata insegnata e applicata dagli invasori ora in ritirata… Una vera e propria pulizia etnica!!! Il controllo alleato sul Territorio Libero di Trieste non ha permesso di stabilire un confine netto fino al 1954 (Trattato di Osimo) e nel frattempo è successo di tutto… 
Questa è la storia di quegli orrori, di gente prelevata arbitrariamente da casa propria, torturata, uccisa, cacciata come se fosse selvaggina, buttata fuori dalle proprie città e dai luoghi di nascita solo con la colpa di essere del ceppo etnico sbagliato e di parlare una lingua diversa da quella che doveva essere prevalente  e che lo era stata per secoli ma che in quel momento diventava un marchio di infamia. 50 capitoli e 50 storie brutali di tentato sterminio, della cacciatata di 350.000 persone dai loro luoghi di nascita attraverso l’uso sistematico della violenza in un crescendo rossiniano di sadismo gratuito mentre i partiti politici si voltavano dall’altra parte per convenienza o per non urtare sensibilità e amicizie alto locate arrivando a negare l’evidenza e a trattare i profughi come persone di serie B da nascondere in fretta e in silenzio….. Con una sola colpa: essere italiani. 
Il fascismo è stato il marchio con cui le popolazioni giuliano-dalmate e istriane di Pola, Fiume, Zara e Ragusa (e dei mille paesini della costa e dell’interno) sono state bollate, ma chi è che non lo era visto che l’Italia era una dittatura fascista??? C’erano i convinti, gli indifferenti, quelli per convenienza e i contrari che però per 20 anni non hanno potuto certo esprimersi come in tutto il resto del paese, con la dissoluzione del paese con l’armistizio dell’8 settembre molti si sono nascosti oppure convertiti mentre la guerra proseguiva e la controparte risaliva e guadagnava campo. Ma tutti venivano bollati come “neri” per semplicità e per dare una parvenza di “legalità” all’orgia di sangue e odio.
Il libro racconta tutto questo e molto di più visto che ho riassunto ampiamente, vi invito a cercare notizie e documenti sull’argomento visto che ormai non è più tabù e i documenti sono disponibili; vi consiglio anche una visita ai luoghi (almeno nel Carso triestino) e un giro in Istria non solo a Portorose o Capodistria e non di certo in caccia di ristoranti o amori mercenari. 
La Jugoslavia si è dissolta nel 1992 e ha rivissuto sulla sua pelle le stesse cose di 50 anni prima applicandole ai suoi figli come se non avesse imparato nulla da quei massacri, come se ci fosse un germe insito nel loro DNA che non può essere estirpato ma solo tenuto a bada in modo che non riesploda in maniera incontrollata. 
Dal nostro lato è difficile dimenticare e impossibile perdonare ma la storia va avanti ed è meglio provare a convivere almeno all’interno del grande contenitore europeo per evitare di riaprire brutte ferite. ….. E il 10 febbraio fermiamoci a pensare perché domani tutti potremmo essere il nemico di qualcuno solamente perché “siamo”.
Ciao a tutti.

Ste Dussoni

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Collaboratore di Booklandia.