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Voci nel silenzio

di Bruno Morchio –

La telefonata è arrivata ai primi di aprile, nel mezzo del lockdown decretato dal governo per contrastare la pandemia da Covid-19.”

È dura la vita per un investigatore privato in tempi di lockdown. Sì perché questa nuova indagine del detective genovese Bacci Pagano si svolge proprio nel bel mezzo della prima ondata della pandemia di Covid-19, quando anche solo per fare due passi sotto casa occorreva avere almeno un cane, anche piccolo ad accompagnarci e Bacci Pagano un cane non ce l’ha.
In realtà, anche se l’azione si svolge ai giorni nostri, l’inchiesta è tutta rivolta al passato, un passato che lo stesso Bacci vorrebbe aver dimenticato e che affiora suo malgrado con tutta la sua tragicità colma di rancore per un periodo, quello del terrorismo italiano degli anni ‘70 e ‘80 nel quale egli stesso era rimasto incolpevolmente imbrigliato.
La storia quindi si dipana a ritroso, scoperchiando man mano che la trama avanza, i vasi in cui ristagnavano vecchi conflitti, intrighi, vendette, menzogne e non ultime rivalse da consumare post mortem.
Una lettura intrigante sia per chi quegli anni li ha vissuti non fosse altro che per ragioni anagrafiche, ma anche per coloro che, nati dopo che quella sciagurata stagione era stata archiviata, volessero in qualche modo cercare di comprendere se non i fatti che qui sono del tutto immaginari, perlomeno il clima di illusione e di cinismo, che aleggiavano in quegli anni.
La scrittura di Bruno Morchio è come sempre avvolgente e trascina il lettore in un mondo denso di episodi colpi di scena e riflessioni, come quella dedicata alla memoria che qui svolge un ruolo essenziale nel cercare di ritrovare il bandolo di una matassa che si credeva perduta.

Dimentichiamo non per un difetto della memoria, ma per incapacità di amare, di legarci agli altri e sentirne la mancanza nel tempo.”

Perché se questo è un romanzo che parla di terrorismo, nelle sue pagine trova spazio paradossalmente anche l’amore, quello di due genitori per una figlia, quello degli amici che ci vorrebbero proteggere fino allo stremo delle proprie forze, quello di un uomo e di una donna, costretti dalla contingenza pandemica, a frequentarsi solo virtualmente.

La nostra disabilità non ha a che fare con i ricordi, ma con l’indifferenza.”

Ed è proprio grazie alla memoria che riaffiora, che si consolidano gli affetti anche quando le persone non ci sono più.

Roberto Maestri

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"Leggendo cerco me stesso". Collaboratore di Booklandia