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Un tram che si chiama desiderio

di Tennessee Williams –
È in una New Orleans che si coglie solo indirettamente, attraverso qualche band di musicisti neri che saltuariamente intona qualche pezzo musicale casualmente in accordo con il “clima” circostante oppure attraverso la multietnicità dei personaggi che fanno la loro comparsa “sulla scena”, che il dramma di Tennessee Williams – “Un tram che si chiama desiderio” – ha luogo, prende forma.
Siamo in un quartiere povero di New Orleans, ma con «un suo fascino colorito», precisa l’autore. In una palazzina di due piani situata «all’angolo di una via di New Orleans che si chiama Campi Elisi e va dalla Ferrovia Louisiana Nord al fiume» vivono due famiglie: al pianterreno, Stella e Stanley Kowalsky; al primo piano, Eunice – una donna bianca – e Steve.
Per la coppia del pianterreno, veri protagonisti dell’opera di Williams, tutto procede nella monotona routine, con i soliti e felici ritmi oramai ben rodati della vita quotidiana: Stella è una casalinga che ha sposato il polacco Stanley Kowalsky, da qualche anno giunto in America; è una brava moglie, fedele, innamorata, rispettosa del marito, dai modi materni e, forse, fin troppo ingenua oltre che piuttosto passiva; Stanley è rude, burbero, dai modi sin troppo bruschi, che tuttavia ama moltissimo Stella, sebbene lo dimostri in modo alquanto atipico, è forte, aitante, lavoratore presso una fabbrica e con un gruppo ristretto di amici organizza in alcune sere della settimana delle partite a poker oppure, con gli stessi amici, dopo il lavoro, esce a giocare a bocce.
È in una mattina in cui Stanley è a giocare a bocce con gli amici e Stella, da brava moglie, è andata a vederlo giocare che si presenta, non attesa, Blanche Dubois, la sorella di Stella.
L’arrivo di Blanche, figura quasi impalpabile, sfuggevole, dal passato ignoto, in buona parte anche alla sorella stessa, che scopriremo tuttavia nel corso del dramma, creerà scompiglio in quella casa, tra quelle mura, in quella felice e abitudinaria famiglia americana.
Il dramma che si consuma è così quello dei rapporti familiari, soprattutto tra Stanley Kowalsky e Blanche Dubois, ma, invero, non è difficile immaginare pure tra Stanley e Stella, il cui motivo però non può che comprendersi alla fine. Certo è che è Blanche a scoprire gli altarini della famiglia Kowalsky (e di tutte quelle americane, con loro); attraverso quel “blancheismo”, per il quale, come dice la stessa Blanche, «la gente debole deve accattivarsi i più forti, Stella. Deve piacere, deve indossare colori tenui, i colori delle ali delle farfalle e luccicare, creare un’ora di incanto, per pagarsi il rifugio di una notte!», che, nel tentativo di far fede a questa “disposizione”, fa sì che lei si “veli” di isterismo, spesso e volentieri, sollevando così tensioni “domestiche”, soprattutto con Stanley, che mal la sopporta, o attraverso il mettere a nudo il vero motivo per cui la dolce Stella sta con il bruto Stanley – per il «desiderio animale! Sì, il desiderio, il nome di quel tramvaietto che arranca su e giù per le strade del quartiere», afferma Blanche –, lei, del tutto involontariamente, sospetto, ci dà l’opportunità di guardare all’interno dell’ideale della famiglia felice americana del secondo dopoguerra – solo di quella? – e di osservarne le oscurità, le ombre, le “crepe”.
In fondo, credo sia questo ciò che ha voluto fare Tennessee Williams con questo dramma: mettere in scena, attraverso la sua opera, una America disillusa; alza il tappeto dell’ideale famiglia felice americana del secondo dopoguerra per mostrare la “polvere” che vi è nascosta sotto, ossia le tensioni, i rapporti non così idilliaci, i litigi, la violenza, i passati non così cristallini dei membri di una casa, di una famiglia che piombano indesiderati sul presente e ne impattano il “sereno” fluire. Insomma, in questa opera, si getta una luce sui drammi passati e presenti della famiglia, dei suoi membri, raccontati in modo mirabile dalla penna acuta e penetrante di Tennessee Williams. Così, in un Sud favoloso e mitico, come recita la quarta di copertina, «l’uomo contemporaneo celebra la sua decadenza e la sua fine
Consiglio questa opera a chi non si fa scoraggiare da ciò che essa “rivela”, mostra, e dal tono impietoso col quale lo fa…
Di questo dramma in tre atti, allestito per la prima volta a New York il 3 dicembre 1947 per la regia di Elia Kazan, interpreti Marlon Brando (Stanley Kowalsky), Kim Hunter (Stella Kowalsky) e Jessica Tandy (Blanche Dubois), nei ruoli principali, fu tratto l’omonimo film del 1951 con lo stesso regista e gli stessi attori principali (e non), tranne che per Blanche Dubois, che nella versione cinematografica fu interpretata da Vivien Leigh.

Matteo Celeste

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"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine" Collaboratore di Booklandia