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Un certo Paul Darrigrand

di Philippe Besson, traduttrice Marcella Uberti-Bona –
Gli oggetti possono essere custodi anche di quelle storie che con facilità è da tempo che non abbiamo più rievocato, semplicemente perché ci raccontano di fatti oramai da molto passati. Eppure, quegli oggetti hanno il potere di farci ricordare tutto: fatti, persone con le quali ci siamo relazionati, sentimenti che abbiamo provato. E basta davvero così poco – un odore particolare, un suono familiare, una fotografia che ritrae un momento –, e da quell’attimo fugace fluisce tutto quello che è associato a quegli stimoli, a quegli oggetti, a quelle storie, in una vorticosa sequenza di ricordi e di sentimenti che porta a galla ogni cosa con una perizia di particolari che non avremmo mai pensato possibile.
Ecco, la storia raccontata in “Un certo Paul Darrigrand” di Philippe Besson inizia così, col ritrovamento inaspettato e inatteso di una fotografia che ritrae lo stesso Philippe e Paul, un suo passato amore, presso Ars-en-Ré in un periodo vacanziero. Dalla sua visione emerge il racconto di questa storia d’amore vissuta con passione ma al buio, in clandestinità, perché Paul è sposato. Una storia affatto lineare e idilliaca, ma fatta di alti e bassi, di non detti, bugie e domande che non ricevono risposta e che portano a formulare altre domande in una catena di interrogativi che ti rintrona, ti intontisce e ti lascia con misere interpretazioni, supposizioni, illazioni che tu senti comunque necessario formulare giacché il non avere una risposta chiara su che cosa l’altro sta pensando, sta provando, è di gran lunga più atroce, più straziante per te dell’averla; ma c’è anche tanta tenerezza e tanto amore, come negli sguardi dei due amanti dentro i quali c’è una profonda comprensione vicendevole, un silenzioso amore.
Lo stile narrativo di Philippe Besson lo trovo modernissimo: i fatti raccolti nella sua memoria, che si spiegano nella narrazione succedendosi abbastanza velocemente grazie a una scrittura immediata, e che, personalmente, non mi ha mai annoiato, possiedono una ricchezza di sentimenti, associazioni, impressioni e pensieri, tale da dare la sensazione che ciò che stiamo leggendo sia proprio il resoconto dei ricordi ancora vividi, nonostante il tempo trascorso, che la memoria restituisce diligentemente all’autore come fossero fotogrammi di una pellicola che sono riprodotti alla velocità giusta per riviverli, fluidamente.
L’autore sembra avere il dono di prendere tutti quei ricordi così pieni, così carichi e vividi e di riuscire a raccontare una storia che ti cattura (o un buon film che ti affascina), perché è in grado di rappresentare la vita vera, quella di tutti i giorni, con i suoi attimi di dolcezza, di ansia, preoccupazione, spensieratezza, i suoi innumerevoli stati d’animo che si alternano e una miriade di altre cose che vi fanno capolino, come quei secondi decisivi di cui, senza sapere dell’importanza che rivestono per il domani, o addirittura che potranno rivestire per il resto della propria esistenza, è fatta la propria vita. Forse è questo che mi ha affascinato, e vorrei riformulare il concetto: in questo libro non viene rappresentato un periodo della vita dell’autore; Philippe Besson ci fa rivivere con lui quel periodo, con la stessa bella e tumultuosa vividezza che ebbe quella storia d’amore con Paul Darrigrand quando venne vissuta.
Un certo Paul Darrigrand” è la storia di un anno d’amore alla fine degli anni ’80 in cui la «complicità» tra Philippe e Paul «prende forma» e in cui però si vanno formando delle «crepe» che confondono il senso di ciò che sono l’uno per l’altro.
Una scoperta davvero piacevole, questo libro, di cui consiglio la lettura, e un autore molto interessante che credo meriti di essere conosciuto.

Matteo Celeste

Un certo Paul Darrigrand
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"Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine" Collaboratore di Booklandia