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Rosso rosso come un rubino

di Giuseppe Scarpato –
Rosso rosso come un rubino” è un diario autentico scritto da Giuseppe Scarpato senior, un uomo nato nel 1917 a Napoli.
Tale scritto non nasce per essere pubblicato, ma tra le sue righe è palese la volontà di Geppino o Pippo, come soleva farsi chiamare, nel far conoscere ai suoi discendenti la storia di Soso’, il figlio primogenito e prematuramente scomparso.
Del testo non è stato modificato pressoché nulla, anzi: è stata premura del figlio Renato e del nipote omonimo, Giuseppe Scarpato Jr, inserire note a margine per meglio collocare i fatti narrati e comprendere alcuni termini utilizzati dall’autore.
Pippo aveva una particolare passione e predilezione per la scrittura: ha scelto con molta cura e attenzione il lessico con cui esprimere i propri pensieri e si deduce che fosse anche un uomo acculturato.
Un lavoro certosino quello di Renato e Giuseppe, nel riordinare gli appunti manoscritti.
La storia di Soso’ si intreccia con uno dei periodi più cupi della storia, la Seconda Guerra Mondiale.
Il diario si apre con l’incontro tra Giuseppe e Clara, la donna che gli ha letteralmente rubato il cuore, tant’è vero che dopo 4 anni di fidanzamento si sposano.
Il primo figlio, fortemente desiderato da entrambi, si farà attendere non poco, ma la notizia della gravidanza non può far altro che portare entusiasmo ed eccitazione alla coppia, nonostante il periodo storico che si ritrovano ad affrontare.
Salvatore Scarpato, ribattezzato Soso’, nasce nel 1943 a Tufino, un piccolo paese a cavallo tra la provincia di Napoli e Avellino; il piccolo nasce con non poche difficoltà, prematuro e podalico, una manovra sbagliata del medico di fortuna rintracciato per l’occasione gli provocherà un “morbo” che non riuscirà mai a garantirgli una vita normale.

“Eri rosso rosso come un rubino, se si eccettuano le chiazze livide agli arti inferiori, traumatizzati; la tua pelle si chiarì lentamente, perché eri un esserino piccolo e fragile.”

Ciò che non gli mancherà mai, nonostante un crudele destino, è l’amore della sua famiglia, un amore con la “a” maiuscola, da parte della mamma Clara in particolare.
Leggere le pagine di un diario, però, mi porta inevitabilmente a pensare di stare invadendo lo spazio privato di chi scrive; sarà che sono una persona molto empatica e riservata, ma devo ammettere che gli eventi e il modo in cui sono narrati mi hanno colpito profondamente.
Di certo c’è che Pippo e Clara, nonostante la gravità della situazione, non hanno mai perso la speranza di veder guarito il frutto del loro amore, non si sono mai rassegnati.

“Tu e tua madre eravate a letto, io vi ero accanto. Mi strinsi a voi, vi avvolsi col mio corpo e col calore dell’anima mia e formammo, tutti e tre, una sola vita”

Un coraggio e una forza d’animo invidiabili, una storia che mi lascia un velo di tristezza.
Queste sono le pagine di storia che, purtroppo, non vengono narrate dai classici libri scolastici.
Una lettura “necessaria” e, a parer mio, non semplice: è stato difficile leggere pagine così cariche di tristezza e amore allo stesso tempo.
I miei complimenti ai discendenti di Peppino che hanno deciso di rendere pubblica la storia di Soso’. 

Anna Rita Coluccia

Rosso rosso come un rubino
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"Se vogliamo conoscere il senso dell'esistenza, dobbiamo aprire un libro" Collaboratrice di Booklandia