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La diva Julia

di William Somerset Maugham –
Per quello che ne posso dire, i libri di William Somerset Maugham, come quello che mi accingo a presentare dal titolo “La diva Julia” (tradotto anche in “Ritratto di un’attrice”), sono come delle perfette illusioni ottiche: ti pare che abbia una certa natura, l’illusione, e invece ne ha un’altra, ti pare mostri qualcosa e invece ne mostra un’altra.
Il libro è, come il titolo suggerisce, il “ritratto di un’attrice”, Julia Lambert, una delle più grandi attrici di teatro di tutta l’Inghilterra, la quale, dopo un inizio, come qualunque “gavetta” che si rispetti, faticoso, diviene famosa recitando presso il teatro che ha in gestione quello che nel frattempo è diventato suo marito, il vanitoso Michael. A completare il ritratto familiare vi è il loro unico figlio: l’insofferente Roger.
Se all’inizio l’amore per Michael – definito “l’uomo più bello d’Inghilterra” – è, almeno per lei, travolgente, sincero, profondo, col passare del tempo Michael le si scopre noioso, monotono, poco interessante nella sua routinaria vita tutta tesa a renderla famosa e ad allontanare da sé stesso gli spettri della vecchiaia. È in queste circostanze che Julia cede allora, nonostante gli innumerevoli ammiratori che ha avuto (e che continua ad avere) nella sua vita e ai quali sempre si è negata, rifiutando così, sino a quel momento, di assecondare il cliché della nota attrice infedele, alle lusinghe di un collaboratore, un contabile, il cui nome è Tom, di una ventina d’anni più giovane di lei. D’altronde, quando si priva una fiamma di ossigeno, come Michael fa privando d’amore Julia – o, almeno, lei così mi pare interpreti alla fine il loro rapporto –, la fiamma si spegne, ed è allora che una nuova ventata, un nuovo apporto di ossigeno serve a non far spegnere quella stessa fiamma.
Ed ecco l’illusione a cui ci sottopone Maugham: noi pensiamo, per come si svolge la vicenda, che sia questo il fulcro del romanzo, qualcosa di ragionevolmente banale, e invece no!, il punto è un altro e di ben più importante profondità!
Piano piano, osserviamo nel modo di comportarsi di Julia nei confronti di chicchessia qualcosa di dubbio: ella recita o il suo atteggiamento è reale? Se si presta la debita attenzione a Julia, non si potrà non pensare che a mano a mano che è andata impersonando i vari caratteri sulla scena, questi pare ne abbiano svuotato la vera natura, e alla fine rimani col domandarti: “Ma chi è davvero Julia?”. Così, la vita di Julia pare un succedersi di scene che ha recitato con tanto di frasi tratte dalle opere a cui ha prestato la sua persona. Julia, inoltre, pare essere consapevole, per sua stessa ammissione, del fatto che «[Le] riesce di fingere qualunque cosa!», ma non m’è sembrata consapevole, invece, di chi sia davvero. Ora, il principio dell’arte che segue sostiene che “[bisogna] aver provato un’emozione per poterla rendere sulla scena, ma non [bisogna] provarla al momento in cui la si [rende]”.
Ma l’applicazione di tale principio accusa un ribaltamento nella storia dell’attrice di cui Maugham ci parla: ciò che vale per la scena, ora vale per la vita reale. Ecco che i piani si confondono: allora, il ritratto di un’attrice che il libro ci regala è fedele alla realtà di Julia oppure ci fornisce un’immagine di Julia dal carattere falsato, non veritiero; e, in entrambi i casi rispettivamente, possiamo essere certi che l’immagine veritiera di Julia – o che crediamo tale – sia davvero fedele, veritiera e che, per converso, l’immagine finta di Julia – o che crediamo tale – sia davvero finta, non veritiera?
Difficile dirlo quando pare che la realtà sia finzione e la finzione realtà; appunto, quando “pare”… Nell’impossibilità di prendere una netta e chiara decisione su questo punto, rimaniamo incerti su chi, come già ho scritto, Julia sia davvero.

«Tutto il mondo è un palcoscenico, e tutti gli uomini, tutte le donne recitano. […]La realtà siamo noi, gli attori… […] Loro, gli uomini, le donne, sono il nostro materiale grezzo. E noi siamo il significato della vita ch’essi conducono. Prendiamo le loro stupide, piccole emozioni e le trasformiamo in arte, le trasformiamo in bellezza… […] Essi sono le ombre, e noi diamo loro la sostanza. […] Non esiste altra realtà che questa nostra finzione»

, sostiene Julia a un certo punto, contribuendo a intricare ulteriormente quella già complicata scelta su dove porre il confine tra finzione e realtà, tra arte e vita.
La diva Julia” è un romanzo decisamente intrigante in cui arte e vita si fondono in Julia in modo indistricabile e, per certi versi, subdolo; Maugham risalta qui come un autore che è stato in grado di tratteggiare la psicologia di un personaggio in modo non solo mirabile ma così puntuale che Julia, nel prosieguo della lettura, ci viene facile immaginarla, pur nella difficoltà di deciderci su chi davvero ella sia realmente.
Non mi rimane che suggerirvene la lettura.

Matteo Celeste

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