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Perché parlavo da solo

di Paolo Bonolis –
Paolo Bonolis è un uomo che non ha bisogno di presentazioni; un personaggio televisivo che si è sempre distinto con il suo essere “cinico in senso buono”, come si definisce lui stesso, la sua voglia di scherzare e l’impareggiabile simpatia con cui conduce i suoi programmi sul piccolo schermo.
Ok, io parlo da fan, quindi il mio è un parere poco oggettivo; ma in questo libro l’autore mette da parte il personaggio Bonolis per far emergere in tutta la sua semplicità Paolo.
Ma com’è nato “Perché parlavo da solo”?

Era un pomeriggio del giugno 2014, nello studio di Paolo a Roma. Davanti a lui, sul grande tavolo da riunioni, c’erano alcuni fogli, lasciati uno sull’altro, in modo un po’ confuso.
“Cosa scrivi?” gli chiedemmo.
“Niente di che, pensieri sparsi, cose che non vorrei dimenticare.”

“Possiamo dargli un’occhiata?”
“Se non avete altro da fare …”

Dalla lettura di quelle pagine, nacque questo libro, edito da Rizzoli nel 2019.

“Che gliene importa alla gente di quello che penso io?”
“Ma scusa, allora perché ti sei messo a scrivere?”
“Perché sennò parlavo da solo … ho mascherato la patologia.”

Perché parlavo da solo” non può essere classificato come un semplice libro autobiografico.
È più una raccolta di pensieri, di riflessioni, che Paolo ha voluto lasciare in eredità ai suoi figli.
Pensieri e riflessioni sugli argomenti più disparati: amore, amicizia, famiglia, colleghi del mondo dello spettacolo, religione, orientamento sessuale, con l’aggiunta di piccoli aneddoti, come quello che vede protagonista il suo amico di una vita, il maestro Luca Laurenti, alle prese con il tonno Miao… Esilarante!
Ogni capitolo inizia con la trascrizione di una delle pagine di cui ho accennato in precedenza, a cui segue un approfondimento su quel “flusso di coscienza” trascritto da Paolo “per non dimenticare”.
E da questi pensieri emerge il suo lato “nascosto”, quello privato, perché, come lui stesso scrive, il Bonolis che vediamo in televisione è una maschera, che rappresenta sì un lato del suo carattere, ma che espone solo davanti alle telecamere; in fondo, Paolo è molto geloso del suo intimo.
Il Bonolis “privato” è un uomo diverso da quello che appare davanti ai riflettori: riflessivo e profondo, anche lui è un essere umano, vulnerabile, imperfetto, che conosce gioia e dolori come tutti nella vita, ma che ha fatto della leggerezza e dell’accettazione una costante dell’esistenza.
Ed è questo uno dei consigli che riserva a chi legge questa raccolta di pensieri, insieme a, citando il titolo di un romanzo di Kurt Vonnegut, “quando siete felici, fateci caso”.
Il suo essere romano nel midollo aggiunge poi quel pizzico d’ilarità che non può far altro che portare un sorriso sul volto di chi legge, smorzando il tono della narrazione senza mai risultare banale.
Una lettura che lascia emozione e commozione, insieme a sorrisi, risate e riflessioni.

Anna Rita Coluccia

"Perché parlavo da solo" di Paolo Bonolis
Anna Rita Coluccia
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"Se vogliamo conoscere il senso dell'esistenza, dobbiamo aprire un libro" Collaboratrice di Booklandia