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Muro di fuoco

di Henning Mankell –
Le inchieste del commissario Kurt Wallander: 8
Ogni romanzo comporta delle conseguenze per il lettore. In questo caso temo che la conseguenza potrebbe essere quella di tornare a tenere i propri risparmi nel materasso… sia per scongiurare la sgradevole immagine di copertina sia per evitare altrettanto sgradevoli evoluzioni finanziare future.
Il nuovo millennio si avvicina e la Scania vorrebbe proporsi come ombelico del mondo. O, per meglio dire, come ombelico di un mondo nuovo.
I mutamenti sono spesso traumatici, specie per chi, come Wallander, per tempi nuovi non è affatto pronto, per affrontare una violenza irrazionale che pare china a rimirar se stessa in uno specchio d’acqua vermiglia.
Ancor meno pronto, il nostro Kurt, pare essere ad arginare una nemesi finanziaria che muove i suoi passi dal vero ombelico del mondo.
Diverse delusioni attenderanno il commissario, sul piano personale e su quello investigativo, costretto al ruolo di comparsa dalle nuove tecnologie e da chi vorrebbe usare vecchie e subdole tecnologie per relegarlo al ruolo di comparsa.
L’ottavo romanzo della serie di Wallander, pur evidenziando alcune crepe per quanto riguarda la trama investigativa e pur richiedendo dosi non certo omeopatiche di sospensione dell’incredulità, risulta comunque gradevole e avvincente.
Del resto quello che affascina di Wallander è proprio Wallander, con la sua umana fallibilità così lontana dagli stereotipi, e quello che affascina di Mankell è la sua capacità di partire da una piccola paese come Ystad per donarci una visione sociale del proprio paese, usando storie che appartengono a quell’enorme paese che siamo soliti chiamare mondo e che in una specie di deprecabile vezzo intellettuale mi ostino a ritenere sferico. – Questo lo dice lei…
– Certo… questa è la mia recensione e questo lo dico io!

Riccardo Gavioso

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“Le maggioranze mi fanno orrore. Prima o poi diventano sempre minacciose” Collaboratore di Booklandia