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Mani calde

di Giovanna Zucca – 
Davide ha nove anni e proprio non ne vuole sapere di andare a comprare le cose per la scuola: la mamma insiste e quel banale tragitto tra l’abitazione e il negozio si rivelerà fatale. In coma con un grave trauma cranico, tra il sonno e la veglia in cui è costretto, Davide sente e “vede” le persone distraendosi con le storie degli altri: storie di ospedale, di chiacchiere in corsia, di infermiere e lotte fra medici, come quel “dottore antipatico” che tenterà l’impossibile per salvarlo.
Un legame speciale fatto di empatia e sensazioni destinate a durare si formerà fra il medico e il ragazzino: eppure il primo è un uomo schivo, scorbutico, un dio nel proprio lavoro ma incapace di gestire ogni genere di rapporti umani; l’altro è pieno di vita ma immobile su un letto, intubato. Una storia intensa e commovente con la più positiva delle morali: “chi guarisce il prossimo guarisce sé stesso”.
Ben descritto dal punto di vista di quello che realmente accade in un ospedale, coinvolgente, mostra il lato umano della difficile arte di assistere e l’umanità che anima il personale sanitario che ha fatto della volontà di aiutare il prossimo una scelta di vita e di lavoro.
Ho pianto un po’, lo ammetto. Sarà che sono papà e mia figlia ha l’età di Davide. Sarà che sono fisioterapista e già immaginavo la fatica condivisa del percorso riabilitativo del piccolo protagonista.
Comunque, oltre la lacrimazione, il libro che è commovente ma non triste ci regala qualche pensiero su cui riflettere.
Sull’amore ad esempio che, in fondo, è il tema portante del racconto. Quello adolescenziale, un fuoco che divampa e fa essere molto felici o molto disperati portandoci sulle montagne russe. O quello più adulto che ci da la certezza che possiamo contare sulla persona che abbiamoi accanto, quella persona che sceglieremmo lo stesso a distanza di anni, quando ne abbiamo visto il meglio e il peggio di lei.
Quel sentimento che nasce senza apparente motivo dal khàos, da una vita senza senso, senza amore, in disordine: poi arriva amore e le cose tornano ordinate.
L’amore vince il khàos e i pezzi si mettono a posto.
Ecco, forse è anche per questo che ho pianto un po’.

Gerardo Capaldo

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"Aequam memento rebus in arduis servare mentem"
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