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L’ultimo giurato

di John Grisham
Buongiorno!!! Finito di leggere poco fa con discreta soddisfazione anche se non è il mio genere preferito. Ammetto che Grisham lo considero un autore da scaffale di supermercato, di quelli che scrivono in serie e spesso con l’aiuto di molti ghost writer e quindi con una qualità altalenante e dubbia. Libri che il più delle volte sono buoni per passare qualche ora in tutta tranquillità sotto un ombrellone o su una panchina senza troppi pensieri. Siamo nello stato del Mississippi degli anni ’70 in una contea fra mille senza arte ne parte, uno stato del sud americano dove bianchi e neri sono divisi fisicamente (in questo caso dalla ferrovia che divide la Clanton bianca da Lowtown) e dove le leggi sono fatte per i bianchi e quindi applicate severamente solo per l’altra metà della città.
Una notte di blue Moon una donna viene brutalmente assassinata davanti ai suoi due figli piccoli, è evidente che il colpevole è un certo Danny Padgitt che viene coinvolto in un incidente stradale subito dopo il delitto e ha ancora la camicia sporca del sangue della vittima.
Ma Padgitt non è un ragazzo qualunque ma è il rampollo di una famiglia di delinquenti incalliti che vivono ammassati e nascosti in un’ansa del fiume Mississippi chiamata “l’isola” dove svolgono indisturbati i loro loschi traffici come produrre alcool di contrabbando, marijuana, gestire ogni tipo attività redditizia e poco pulita, corrompere costantemente la giustizia ed eventualmente giustiziare avversari o personaggi scomodi. L’inchiesta molto probabilmente sarà una farsa perché i Padgitt corromperanno i giurati e salveranno per l’ennesima volta il culo.
Ma di tutto ciò se ne occuperà il giovane Willie Traynor che ha da poco rilevato il locale giornale da un proprietario alquanto strano e interessato solamente ai necrologi per non contrariare i locali mafiosetti. Willie invece decide di andare all’assalto per risollevare le sorti dell’asfittico settimanale e per vedere se è in grado di combinare qualcosa dopo una non brillante carriera universitaria.
Catapultato da Memphis nel profondo sud deve crearsi un nome e trovare un posto in una società campagnola e chiusa. Traynor comincia così ad imparare che la giustizia ne Mississippi è molto elastica specie se c’è chi unge le ruote giuste e il giovane scavezzacollo Padgitt potrebbe pagare con una breve detenzione per un reato che invece prevederebbe la pena capitale e così….. La prima metà del libro è praticamente un legal thriller fatto e finito poi diventa qualcos’altro di abbastanza indefinito per arrivare ad un finale piuttosto sorprendente.
Un romanzo che avrebbe l’obbiettivo di evidenziare le carenze di una giustizia molto fai da te di quel periodo (l’autore nei saluti finali comunque dice che molto è cambiato dagli anni ’70 ad oggi), che vorrebbe anche sottolineare l’apartheid americano e l’ipocrita perbenismo dell’America del delta…. vorrebbe ma non ci riesce…. non è il Buio oltre la siepe, sfiora molti temi, li accarezza ma poi se ne va con molta grazia.
Non è brutto, aiuta a passare il tempo, ma lascia, appunto, il tempo che trova.

Ste Dussoni

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
Collaboratore di Booklandia.
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