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L’invenzione del vento

di Lorenzo Pavolini
Sono una windsurfista e quando (troppo raramente!) esce un libro che ha per esplicito contenuto il racconto di qualcosa di inerente al vento, al mare e tutto ciò che concerne le tavole a vela, beh, mi fiondo in libreria per acquistarlo e lo digerisco normalmente in pochi giorni.
Il libro in questione si intitola “L’invenzione del vento” e già questo basta per emozionare chi, come me, vive guardando l’orizzonte, in attesa del momento perfetto per entrare in acqua.
Purtroppo devo dire che le aspettative erano moltissime e in gran parte sono state deluse.
Siamo alla fine degli anni ’70. La storia è quella di due ragazzi, Pietro e Giovanni, compagni di scuola legati dalla passione per il windsurf, sport approdato in Italia come una grande novità proprio in quel periodo. La storia violenta del paese scorre quasi in sottofondo e l’autore trova un espediente originale per le sue note a piè pagina: separa la narrazione dalle note con un’onda grafica, quasi a volere sottolineare che la cosa importante è non restare sommersi scivolandoci sopra, nonostante il periodo sia quello del rapimento Moro e dello scioglimento del PCI, della diffusione dell’eroina e dell’assassinio di Giorgiana Masi.
I ragazzi disegnano e costruiscono tavole, provano salti e manovre che diventeranno parte della storia del windsurf, creano un sogno che sembra infrangersi al momento in cui si deve diventare grandi ed affrontare la vita cui si era destinati. La storia non è molto originale ma soprattutto la mia critica va al tipo di scrittura: molto impostata, ricercata, da mestierante insomma. Leggo moltissimo e molti generi diversi, ma trovo fuori luogo la scrittura così pomposa per un argomento tutto sommato leggero. Nel complesso, il libro si fa leggere e, vista la tematica, l’ho letto volentieri, ma ammetto che tutta la ricercatezza del linguaggio mi è sembrata inutile. Solo la passione per il windsurf mi ha permesso di sorvolare sulla storia poco significativa e sul linguaggio inutilmente ricercato!
Ecco uno stralcio della narrazione:

Una fraternità va in frantumi naturalmente, come il pane dell’ultima cena si spezza e ne restano le briciole. L’avrete capito dal cumulo di distinguo tra i due amici, senza che ci sia neppure bisogno di spiegare in dettaglio cosa stesse avvenendo, nel frattempo, sul piano inclinato degli incontri – scontri e delle nuove insanabili decisioni. Una fraternità dipende poi da come le raccogli, le briciole. E di questo, racconteremo

Camilla Dagnino

L'invenzione del vento
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