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Le gesta di re Artù e dei suoi nobili cavalieri

di John Steinbeck –
Buon giorno!!!
Eccomi di ritorno da un lungo viaggio tra Camelot e la Francia, tra arditi cavalieri erranti e damigelle in pericolo, tra battaglie, armature, giganti, draghi, maghi e subdole streghe e da grandi bevute attorno alla tavola rotonda mentre un gran fuoco scoppietta gaio nel caminetto.
Ho la fortuna di avere amicizie libresche che hanno un cuore e soprattutto hanno una immensa biblioteca paterna da saccheggiare liberamente e per fortuna ho una macchina piccola così da non poter portare via più di un tot alla volta….. grazie Baba!!!
Steinbeck, autore molto conosciuto per via del romanzo Furore (che devo ancora leggere) si è cimentato con il ciclo arturiano e ne ha trasposto in lingua moderna gli antichi poemi cavallereschi in modo che fossero più comprensibili agli odierni lettori. Tempo addietro mi ero cimentato proprio con quei racconti che sono poeticamente bellissimi ma di difficile digeribilità per chi non è abituato ai canti dei bardi e dei menestrelli.
Il lavoro di Steinbeck trasforma tutto ciò in un viaggio molto più godibile.
E così ripartiamo dall’inizio, dalla Spada nella Roccia per intenderci (che però non è né in Bretagna e nemmeno nella campagna inglese ma è a San Galgano -SI-) e piano piano ci avventuriamo nella storia che porterà Artù a diventare Re d’Inghilterra grazie anche alle magie di Merlino e che dovrà poi guardarsi le spalle da decine di baroni invidiosi e dalla sorellastra Morgana con la quale avrà anche una relazione incestuosa (a tradimento) dalla quale sarà concepito Sir Mordred.
Ma la parte più difficile non è salire sul trono ma gestire la pace successiva con molti cavalieri che si ritrovano senza motivazioni a gozzovigliare a corte, e perciò verranno inviati in giro per il regno a dispensare giustizia, a torneare e salvare damigelle……ma non sempre con successo o ragione.
Nel frattempo Merlino scomparirà inghiottito dalla terra per mano di una strega furba e lascerà Artù a dover gestire il tutto e così avremo un sovrano sempre più paranoico ed incattivito.
L’ultima parte del ciclo ci porta forse le storie più divertenti e più epiche, quelle di Sir Lancillotto, cavaliere imbattibile che viene mandato in cerca di avventure (per non morire di inedia a corte) assieme a suo nipote Sir Lionello dal quale si separerà quasi subito per i magheggi di quattro perfide fattucchiere; da lì in poi non avrà più pace fino alla riunione di Pentecoste a Camelot dove nel frattempo ha fatto arrivare tutti i cavalieri sconfitti.
Lancillotto è forse il personaggio più rotondo di tutto il ciclo e ha un’epica tutta sua, e anche un’etica visto che per amore di Ginevra (la regina) vaga per il mondo a riparare torti senza mai cedere a nessuna donna (e molti sospettano una tendenza omosessuale) fino al finale dove cede e tradisce il suo re.
Il ciclo è conosciuto da tutti perciò non racconto niente di nuovo, in questa versione effettivamente è più facile da comprendere …..meraviglioso!!!

Ste Dussoni



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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
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