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L’androide Abramo Lincoln

di Philip K. Dick – 
Buongiorno!!! Eccomi di ritorno da un nuovo viaggio nel futuro, anche se questo futuro è ambientato nel lontano…. 1982!!!!
Sono i paradossi della fantascienza che immaginava il futuro quando questo sembrava una data lontanissima e poi di colpo ti ritrovi ad averla superata da 30 anni e ti chiedi che cosa non abbia funzionato.
Due costruttori di spinette e organi elettronici hanno la brillante idea e la fortuna di riuscire a costruire il primo robot androide della storia ribattezzato in maniera inquietante “il simulacro”.
Riescono a costruirlo grazie alla loro inventiva e alla genialità di un tecnico che lavora per la fabbrica di spinette e organi elettronici Rosen e alla lucida follia di Pris, figlia di uno dei due soci.
Il primo robot in questione è la perfetta riproduzione di Edwin Stanton che fu ministro della guerra del presidente Abramo Lincoln ai tempi della Guerra di Secessione e fu un personaggio molto ambiguo ed austero; venutogli così bene il primo, i due soci decidono di costruire anche il suo alter ego…. cioè il presidente Lincoln!!! Ma perché dare forma a loro??
La geniale e schizofrenica Pris coltivava il sogno di riprodurre tramite simulacri le principali battaglie della guerra civile americana in occasione del centenario della vittoria nordista. Così, nella sua follia, aiuta i due soci ne disegna i volti in maniera mirabile e assolutamente maniacale.
I due robot sono così perfetti da possedere l’esatta riproduzione della personalità del personaggio che incarnavano e si rivelano molto più complessi e difficili da gestire di quello che i loro progettisti pensavano; specialmente quando un importante affarista della costa occidentale non gli posa occhi addosso e decide di utilizzarli per una folle speculazione immobiliare sulla Luna che ha lottizzato in maniera indecente.
Tutto ciò insieme ad altre vicende decisamente intricate mandano in crisi la società Rosen e i loro rapporti interpersonali, con la complicità anche dei due sorprendenti robot che si dimostrano molto più umani del previsto.
Un romanzo non brutto ma che fa fatica a scorrere per via degli intrighi a catena e soprattutto per la tendenza all’introspezione dei vari protagonisti che spesso e volentieri si ritrovano a parlare da soli o al massimo con i simulacri; quindi diventa difficile entrare fisicamente nel racconto, se ne resta sempre molto lontani, io non ho trovato empatia con nessun personaggio anche se in alcuni passaggi i robot (specialmente Stanton) risultano anche comici.
Insomma: così così anche se l’idea è buona e insinua molto la paura di questi robot umanoidi così perfetti da non essere più distinguibili dagli umani veri e propri che potrebbero insinuarsi nelle nostre città e probabilmente, un domani, sostituirci……idea che poi porterà a Blade Runner!

Ste Dussoni


Lo sguardo profetico e visionario di Philip K. Dick

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
Collaboratore di Booklandia.
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