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Lacrime di sale

di Pietro Bartolo-Lidia Tilotta –
Aggrappati resistono qualche ora, stessa sorte dei tonni imprigionati tra le maglie circolari della tonnara. I tonni si dibattono con poca convinzione, forse consci d’appartenere alla catena alimentare, e fissano uomini, donne e bambini ignari d’appartenere a una catena alimentare appena più sofisticata. Poi i tonni restano immobili in un mare tinto di rosso e gli uomini si lasciano scivolare verso un mare che subito li prende e offre loro sepoltura, come ha fatto con altri diecimila che hanno lasciato una terra senza trovarne un’altra… diecimila in dieci anni, forse molti di più.
Sono passati dodici anni dai giorni in cui scrivevo queste righe al momento in cui ho iniziato a leggere quelle di Pietro Bartolo, e in dodici anni poco è cambiato, tranne la speculativa trasformazione di un dramma storico e sociale e in un problema politico, un problema da grigi contabili, un problema di numeri.
Non vorrei però che si pensasse che questo straordinario libro sia un libro sui migranti. Questo libro è anche e soprattutto la storia di Pietro Bartolo, è la storia di un riscatto sociale, la storia di un uomo che ha preferito gli angusti confini della propria isola, e che, nonostante i limiti, è riuscito a raggiungere il red carpet di Berlino e un seggio al Parlamento Europeo. La storia delle ragioni che hanno spinto un uomo ad aiutare altri uomini, donne e bambini, a non diventare numeri, perché si sa, e si sa bene, quando si comincia a trasformare gli altri in numeri, dove gli altri andranno a finire e dove andrà a finire la nostra umanità.
Perché l’umanità esiste ancora, e come ricordava Leopold Kozlowski, l’ultimo klezmer, il musicista che accompagnava i condannati nell’estremo cammino, si può essere compagni nell’umanità, ci si può riconoscere come compagni di umanità, e forse a questo serve il libro di Bartolo, a riconoscersi tra simili e a conoscere chi ci hanno fatto credere diverso da noi.
Non ci sarà un’altra Norimberga questa volta, hanno lavorato di fino, l’acqua non è come sangue e cenere, non lorda le mani, non lascia tracce. Ecco perché ognuno dovrà costruirsi la sua Norimberga, pronunciare le sue condanne, o riconoscere come chiamata in correità la propria indifferenza, ed è il caso che inizi a raccogliere documenti. Documenti e testimonianze amare come questa, autentiche come questa.

Ogni volta che apri un sacco verde è come se fosse la prima. Perché in ogni corpo trovi segni che ti raccontano la tragedia di un viaggio lunghissimo

Riccardo Gavioso

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