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La famiglia Winshaw

di Jonathan Coe –  
Gli inglesi mi divertono, mi fanno tenerezza. Non avranno mai un comico all’altezza di Grucho Marx, ma vuoi mettere Mr. Bean con Mr. Trump. Certo, un po’ però mi destabilizzano: la loro ostinazione a vivere in pessime favole regali e a eleggere al potere braccia inopinatamente sottratte al “pudding” è disdicevole, ma poi s’inventano la Brexit e combinano un casino che il “pudding” è nouvelle cuisine al confronto, e io torno a sorridere.
In compenso, Dio toglie ma anche dà, hanno eccellenti scrittori, politicamente scorretti come piace a me, e per gente come Bennett, Amis e Coe, quello che capita dalle loro parti è un invito a nozze, con humor e sarcasmo a fare da damigelle e noi da invitati.
Prendete per esempio La famiglia Winshaw, sembra la parodia dei Buddenbrook scritta in stato di delirio etilico a elevata gradazione, eppure, pagina dopo pagina, quasi ti ci affezioni a buona parte di queste cariatidi, perché, se un idiota ha il suo fascino, un idiota ricco è assolutamente irresistibile, specie se accompagnato da un buon bicchiere di Chianti.
Ora mi direte: perché mai una citazione così truculenta? Dimenticate che, se di macellaia, vera e propria, c’è n’è una sola, in compenso i suoi congiunti si sono dati un gran daffare a smembrare, chi l’informazione, chi la sanità, chi le pensioni, chi l’arte, chi mezzo mondo, fino richiamarmi alla memoria il celeberrimo “Selling England by the pound” dei Genesis e l’immagine della cartomante che leggeva la fortuna sfogliando le carte di credito dei clienti.
Purtroppo meno generoso di me pare essere un membro della famiglia che li definisce: “Il branco più abbietto, spietato e rapace di bastardi pitocchi e di infide bisce che abbia mai strisciato sulla faccia della terra”.
A questa congerie di str… aordinari personaggi si contrappone lo scrittore idealista e marchettaro e, superato l’evidente ossimoro, anche lui ha il suo bel perché e vestirà i panni del nostro eroe mitologico, anche se a qualcun altro sarà demandato il compito di tagliare teste a quest’Idra molto prosaica.
Certo, qualcuno potrebbe trovarsi spaesato rispetto alle albioniche vicende politiche che si snodano dall’ultima guerra al regno della Lady de Fero, ma le note a piè di pagina offrono un buon ausilio per trovare la strada in un labirinto che, invece del Minotauro, ha l’Ipocrisia come terrifico mostro… e in merito, dalle nostre parti, non ci difetta certo l’esperienza.
Le recensioni dovrebbero riflettere l’intonazione del libro recensito, e, se nutro pochi dubbi sul fatto che questa possa competere sul piano del politicamente scorretto, nutro qualche minuscola speranza che possa farlo con il graffiante sarcasmo della penna di Coe.
Ok, adesso la smetto di nutrire tutto quel che mi capita a tiro e mi trovo un altro libro da leggere 😁

Riccardo Gavioso


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“Le maggioranze mi fanno orrore. Prima o poi diventano sempre minacciose” Collaboratore di Booklandia