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La casa sull’acqua

di Penelope Fitzgerald, traduzione di Masolino D’Amico –
Ci sono romanzi che nascono con l’intento di raccontare dei personaggi e le loro storie e finiscono per descrivere un elemento che si impone pur rimanendo sullo sfondo e che di fatto prende il sopravvento sulle vicende che si vogliono narrare. È il caso de La casa sull’acqua, dove si narra della vita di un gruppo di persone che vivono a bordo di house boat ancorate sul Tamigi a Londra ma il personaggio che più emerge, è il caso di dirlo, è proprio il fiume londinese, con le sue maree e i suoi capricci, che di fatto condizioneranno in maniera tutt’altro che marginale, le vicende di questa micro comunità mentre cerca di trovare un’alternativa di vita al di fuori di canoni consueti.
Siamo nel pieno della Swinging London, il movimento nato nella capitale britannica attorno agli anni ‘60, quella Londra beat che avrebbe lanciato da lì a poco i modelli culturali giovanili che caratterizzeranno l’intero decennio a venire.
La piccola comunità di persone che si trova a Battersea, luogo dove sono attraccate le chiatte adibite ad abitazione nella zona sud del Tamigi a pochi passi da Westminster, lotta quotidianamente con le condizioni avverse che il fiume e il perbenismo della città cercano di frapporre al loro stile di vita. Il quadro che ne esce è descritto in modo preciso e delicato dalla Fitzgerald, che peraltro aveva vissuto lei stessa in una di queste barche in un periodo della sua vita, non tralasciando elementi di ironia tipici di un certo humor inglese che accompagnano la narrazione e il lettore attraverso lo sciabordio del fiume nei suoi movimenti ascendenti e discendenti dati dal flusso delle maree. Ed è proprio il ritmo del fiume a scandire il tempo della narrazione, dove tutte le vicende sono influenzate in qualche modo dallo scorrere dell’acqua sotto le case galleggianti in condizioni di alta marea, o a lambire le fiancate quando queste sono in secca. Si potrebbe pensare a un romanzo denso di umidità e nebbia e invece quello che Penelope Fitzgerald riesce a raccontare è un mondo di luci che filtrano nell’ombra, di bevande calde sorseggiate all’asciutto, di solidarietà fra persone che condividono una scelta che il resto della Società non sempre comprende.
Una metafora, se vogliamo, di quanto possa risultare importante perseguire uno stile di vita coerente con le proprie inclinazioni e preferenze, un modo per andare contro corrente non tanto per partito preso, quanto per una consapevole concezione della vita che deve seguire i propri flussi, nel tentativo di affermare la propria individualità come persone al di fuori di un sistema massificante. Riusciranno gli abitanti di Battersea a perseguire il loro ideale? L’invito è di andare a scoprirlo badando ovviamente di portare con sé un paio di stivali di gomma e una tela cerata, perché il fiume si sa, in questa stagione può giocare brutti scherzi.

Roberto Maestri

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"Leggendo cerco me stesso". Collaboratore di Booklandia