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Kitchen

di Banana Yoshimoto –
Avete presente quella sensazione di leggerezza, di straniamento, come se foste rinchiusi in una bolla ovattata e rassicurante, quella sensazione che, di tanto in tanto, vi cattura e vi trasporta in un luogo tutto vostro, in cui nessun altro può entrare? Ecco, questo è ciò che ho provato non appena ho iniziato la lettura di “Kitchen”.
Ho sempre sentito parlare di Banana Yoshimoto, famosissima autrice giapponese con una bibliografia importante e ancora in espansione. Dopo aver rimandato troppo a lungo ho deciso di indagare sul motivo della sua fama, e ho iniziato proprio dal suo primo titolo.  “Kitchen” non è solo un libro, non è solo un esordio con il botto; è un vero e proprio tornado che ti investe e ti cambia per sempre!
La storia di per se è semplice: una giovane ragazza di nome Mikage si ritrova completamente sola dopo la morte dell’adorata nonna con cui viveva.

Se mi metto a pensare che la mia famiglia – che era lì, reale – nel giro di pochi anni è scomparsa così, una persona alla volta, mi sembra di non poter credere più a niente. Essere rimasta sola in questa casa dove sono cresciuta, mentre il tempo continua a scorrere regolare, mi sconvolge.

A portarla via dalla solitudine che la pervade ci pensa Yūichi Tanabe, il giovane fioraio in cui la nonna era solita servirsi. Il ragazzo le propone di andare a vivere da lui e sua madre per un po’, fino a quando non si sarà ripresa dalla dolorosa perdita. Mikage, titubante, accetta e si ritrova ad avere il supporto di una nuova famiglia. Yuichi e sua madre Eriko (che in realtà è un uomo) saranno le sue spalle su cui piangere, la sua ancora di salvezza e il motivo per cui reagisce, si trova una casa tutta sua e un lavoro che l’appaga (apprendista chef). Ma il dolore non risparmia nessuno e anche il caro amico Yuichi si trova a dover passare le pene che solo un lutto può causare. La madre Eriko infatti, muore, lasciando un incolmabile vuoto nel cuore di entrambi i ragazzi, che si avvicineranno sempre di più l’uno all’altro. Una storia di affetti, di solitudine, di perdita di se stessi e di ritrovamenti; una storia d’amore che nasce da un’amicizia, una storia di famiglie e di sentimenti profondi. Ma cosa contraddistingue la storia della Yoshimoto da una banale storia d’amore giovanile? In primis il filo conduttore che lega ogni singolo episodio: la cucina. Attraverso i piatti e le ricette, colazioni, pranzi e cene condivisi e in solitaria, si svolge ogni momento della vita dei protagonisti, creando un legame indissolubile fra il cibo e le emozioni.

Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’ meglio che pensare che sono rimasta proprio sola. Nei momenti in cui sono molto stanca,, mi succede spesso di fantasticare. Penso che quando verrà il momento di morire, vorrei che fosse in cucina. Che io mi trovi da sola in un posto freddo, o al caldo insieme a qualcuno, mi piacerebbe poterlo affrontare senza paura. Magari fosse in cucina.

Poi c’è sicuramente lo stile dell’autrice, un vero trionfo di poetica che è diventato il suo marchio di fabbrica. Non si può leggere Banana Yoshimoto e non innamorarsi della sua scrittura. L’empatia che le sue parole suscitano nel lettore è magistrale; la sua prosa è delicata come una carezza e malinconica come una lacrima spuntata per il riaffiorare di un tenero ricordo.
Kitchen” è stato il primo libro dell’autrice e contiene anche un altro racconto, intitolato “Moonlight Shadow”, dai tratti irreali, quasi fiabeschi, in cui l’affascinante mondo delle tradizioni e delle credenze popolari del Sol Levante fanno da perno a tutta la narrazione.
Il tema della famiglia e degli affetti, della tristezza e della malinconia (compreso quello della cucina), sono molto ricorrenti nei romanzi della Yoshimoto; ciò potrebbe far pensare che l’autrice trasporta alcuni tratti biografici all’interno della sua prosa, creando quello stile personale che l’ha resa celebre.
In “Kitchen” la cucina per Mikage rappresenta il cuore della famiglia proprio perché Banana Yoshimoto vuole trasmettere l’idea che la famiglia si può sia scegliere che inventare, ecco perché la figura di Eriko è così particolare e dotata di innumerevoli qualità positive. L’amore è ovunque, la bontà si cela dietro anzi, dentro, le persone, indipendentemente dal loro aspetto esteriore.
Banana Yoshimoto mi ha rapito, conquistato, emozionato. Sicuramente andrò a leggere qualche altro suo romanzo e mi auguro con tutto il cuore di avervi incuriosito quel tanto che basta per farvi compiere la stessa mia scelta. Il mondo della letteratura giapponese è un universo che vale la pena esplorare, se non altro per ciò che riesce a suscitare partendo dalle cose più banali!

Sara Bartolucci



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