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Incontro labile

di Lidia Amalia Palazzolo
Difficile scrivere di un libro scritto da un’amica, difficile è riuscire a separare le emozioni dal vissuto. Ma le parole ascoltate questa mattina alla libreria Due punti di Trento, lette in maniera sottile e delicata da una brava lettrice come Federica Chiusole sono riuscite a oltrepassare l’immagine personale e hanno avuto il merito di trasportare chi le ha ascoltate nel mondo di Lidia, un mondo segnato dall’esilio ma anche dal ritorno, due percorsi che hanno caratterizzato la famiglia di questa autrice: il padre di Lidia nasce in Italia, emigra e muore in Argentina, la madre nata in Argentina è poi venuta a morire in Italia e questa figlia, mentre riesce a mettere in poesia tutto questo, trasmigra da un continente all’altro portandoci un messaggio di patria allargata, una patria che può definirsi tale solo quando è costituita agli affetti e le relazioni che compongono una vita. Lidia pur essendo di madre lingua spagnola scrive ormai solo in italiano, che definisce “una seconda pelle”, parla della difficoltà e del silenzio nel quale era stata costretta nel periodo di transizione, i primi anni in Italia, nei quali aveva lasciato la sua terra e non era ancora del tutto approdata in quella nuova. Il suo pregio è però una caratteristica che rimane nella sua scrittura: se è vero che l’italiano è diventato per lei l’idioma prevalente della sua scrittura, è anche vero che fra le righe, nelle espressioni dei suoi versi, traspare l’accento castigliano, segno di un retaggio che non può scomparire, ma che resta come sfondo di un’unione di culture, l’argentina e l’italiana, che tanto hanno in comune ma che riescono anche a lasciare ciascuna il proprio marchio caratteristico il quale emerge nelle parole delle sue poesie.

MIO PADRE
Mio padre
antenato
calcareo
piegato
da innumerevoli
movimenti
pleistocenici
vita e morte
amore lavoro
Mio padre
dicevo
fu corroso
dallo sradicamento
elefante generoso
e triste
perseguitato
da immaginari
fantasmi del destino
Perse con ogni
ruga
un po’ più
della sua origine
e si dedicò a
incendiare
templi
e devastare
campi di grano
Non fu mai amato
ma non l’importava
Voleva solo
andarsene
senza lasciare
tracce
Morì piccolo
e solo
grigio
senza
dire addio

Roberto Maestri

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"Leggendo cerco me stesso". Collaboratore di Booklandia

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