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Imperium

di Ryszard Kapuscinski –
Buonasera!!! Serata sgocciolante e umida ma ancora abbastanza fresca che ci permette di godere di temperature ancora primaverili prima del caldo estivo; lo so che vorremmo un clima sempre perfettamente controllato e un meteo che venga incontro alle nostre esigenze private ma sappiamo benissimo che quello che va bene a me potrebbe essere deleterio per il vicino e perciò prendiamo quello che viene soprattutto adesso che hanno riaperto i confini. Intanto domani mattina dovrò cercarmi un gommista perchè è già tanto se sono riuscito a tornare a casa questa sera e quindi spero in un meteo non proprio socievole così chi non ha bisogno se ne sta a casa e non ingombra inutilmente le strade. Lettura di oggi: “Imperium” di Ryszard Kapuscinski.
Continua il mio viaggio letterario attorno e dentro il mondo russo e, prima, sovietico, quello che i miei libri delle elementari classificavano come Secondo Mondo perchè se esiste un Terzo Mondo devono esserci per forza anche gli altri due eppure non vengono mai nominati perchè si dà per scontata la loro esistenza.
Per quel libro da bambini il Secondo Mondo era quello del Patto di Varsavia e dell’URSS, cioè tutta quella serie di stati che non beneficiavano delle gioie del sistema capitalistico ma che non erano nemmeno “in via di sviluppo”, ma avevano un sistema politico/economico che non scintillava come il nostro sotto l’egida americana.
Kapuscinsky è stato uno scrittore e giornalista polacco che si è sempre occupato di realtà complesse e lontane dai riflettori, o che ci sono finite non certo per benemerenze e premi nobel. Nato nel 1932 a Pinsk che allora era Polonia e invece oggi è nella tetra Bielorussia ha viaggiato in lungo e in largo per il mondo e soprattutto per l’URSS traendone poi questo libro davvero illuminante.
Dopo i due volumi di Erika Fatland (Sovietistan e La Frontiera) e Il Grande Gioco di Hopkirk torno ancora in quelle sterminate terre per provare a capire fino in fondo quel pianeta.
Il libro si divide in tre parti: all’inizio racconta l’esperienza del piccolo Ryszard che nel’39 vede arrivare i russi nel suo piccolo paesino dopo il patto Molotov/Ribbentropp e la conseguente spartizione della Polonia e piano piano assiste alle prime deportazioni con la sparizione giornaliera di gruppi di persone che dall’oggi al domani scompaiono nel nulla. Questo è solo il primo capitolo, poi inizia a raccontare i suoi viaggi in lungo e in largo per quel mostro geografico che appunto era l’Unione Sovietica, un crogiuolo di popoli, lingue, culture e religioni totalmente differenti tra di loro e in perenne lotta tenute insieme col collante del terrore poliziesco. Prima viaggia in Transiberiana poi successivamente in aereo e racconta tutte le contraddizioni e le storie di ogni singolo oblast , territorio, repubblica o altro che compongono quel mosaico enorme e tutte le microstorie raccapriccianti che si nascondono dietro ad esse.
Le infinite guerre del Caucaso, il gelo siberiano, i gulag di Magadan e della collina di Kolyma, i satrapi delle repubbliche asiatiche, la grande fame degli anni ’30 in Ucraina con i suoi milioni di morti e i frequenti episodi di cannibalismo che ne sono nati; le deportazioni e le feroci repressioni dell’onnipotente polizia segreta (NKVD, CEKA o KGB), le follie dei suoi segretari di partito che decidevano le sorti di popoli interi muovendo semplicemente un sopracciglio e anche quelle di monumenti e simboli sgraditi, …..insomma, tutto! I piani quinquennali, i kolchoz e il disastro dell’ex Lago d’Aral prosciugato nel giro di pochi decenni da una politica folle che ha distrutto l’economia e la vita di un’intera regione. E poi si arriva alla grande implosione del 1990/91 quando tutto è andato in pezzi nel giro di una notte e 70 anni di URSS sono stati cancellati con uno svolazzo di penna; ma poi c’è il dopo….Kapuscinsky è un giornalista dall’occhio acuto che vede e racconta tutte le contraddizioni di quel mondo e a distanza di anni ci ritorna per vedere cosa è cambiato nel frattempo anche in base ai nuovi governanti che nel frattempo si sono succeduti al timone di quella immensa nave. A differenza della Fatland che ha lo sguardo di una occidentale e che rimane scioccata davanti a certe cose, Kapuscinsky invece è più distaccato, meno stupito perchè in fondo le ha vissute sulla sua pelle e poi è slavo e quindi i russi non sono degli alieni ma solo uno dei tanti popoli che compongono quella grande famiglia e li capisce meglio di tutti, soprattutto capisce il loro fatalismo perchè sa quale storia c’è dietro e come ne ha formato il carattere.

Ste Dussoni

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Collaboratore di Booklandia.