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Il gatto venuto dal cielo

di Takashi Hiraide –
Càpitano alcune volte degli eventi che presentano una duplice qualità: sono inaspettati, accadendo quando meno ce li si aspetta, e felici, giacché apportano alla nostra vita un cambiamento positivo.
Ciò che viene raccontato in questo brevissimo libro, che si legge velocemente, dal titolo “Il gatto venuto dal cielo” di Hiraide Takashi, è il racconto dell’incontro dell’autore e di sua moglie con Chibi, una gatta molto particolare che in ogni modo afferma nei confronti di tutti la propria indipendenza e che, non miagolando, annuncia e anticipa con lo scampanellio della campanella attaccata al collo la sua presenza.
Un incontro, questo, che risulterà essere inaspettato e felice, proprio come gli eventi dei quali parlavo più sopra. Nella vita di questa coppia che, pare, scorre senza più vitalità, Chibi, come una «brezza dolce e scatenata», spazza via i silenzi che li dividono, apporta nuova linfa vitale al rapporto tra i due, li riavvicina, donando loro gioia. E loro sentono con questa gatta un rapporto speciale che si è venuto consolidando grazie al modo in cui si comporta Chibi, che impedisce di non volerle bene, di non provare per lei affetto, di non sentire questa gatta speciale come facente parte della propria vita, della propria quotidianità, anche se il suo proprietario è un bambino che abita lì vicino. Ma questo conta poco: sono gli animali a scegliere con chi passare il loro tempo e Chibi sembra abbia scelto proprio loro.
Vi è da dire che non accade nulla di spettacolare in questo romanzo, non ci sono eventi eccezionali, non c’è suspense; c’è il racconto, come dicevo prima, di un incontro e dell’impatto che questo ha avuto nella vita di una coppia che «sembrava non avere più nulla da dirsi», come recita la quarta di copertina.
È curioso, sapete?, perché questo libro mi ha dato la sensazione di un ciliegio che sboccia, d’un mare così tanto calmo che pare sopitosi nella canicola d’agosto: eppure, in queste immagini “immobili” le cose si muovono, non sono affatto ferme: così pare il romanzo: sembra che nulla accada dall’incontro con Chibi, eppure, tutto muta, tutto si muove da quel momento. Questo credo sia anche un merito della scrittura di Takashi, che è più noto in Giappone come poeta che come romanziere, e il suo stile è imbevuto, mi sembra, dall’afflato poetico, da una poesia che coglie i particolari, li rende con espressione e ne trae uno spunto più che interessante, e mai banale.
Vorrei scrivere altro su questo libro, ma altre parole non mi sovvengono, e forse sarebbero addirittura superflue. Inoltre, potrei rovinare, aggiungendo elementi, una lettura che si prospetta espressiva, toccante, nostalgica e tuttavia lieve, sensibile, come la carezza dell’amante donata all’amato o quella della madre riservata al proprio bambino.
Mi piacciono molto le parole della terza di copertina che contribuiscono a presentare il libro:

Hiraide Takashi è riuscito come pochi altri a fare di un animale un personaggio a tutto tondo, sorprendente, assolutamente indimenticabile. Con una sensibilità tutta giapponese, l’osservazione di Chibi e della sua saggezza è capace di rasserenare i cuori, di illuminare anche la malinconia più buia. Di donare nuova vita a un amore ritrovato.

Ecco, penso di poter dire che mi è rimasto nel cuore questo piccolo libro, mi è rimasta nel cuore la storia che vi è narrata, i suoi protagonisti, Chibi, Hiraide e sua moglie, e mi è rimasta nel cuore e per sempre impressa nella mia mente la sensibilità “giapponese” con la quale Hiraide Takashi ci racconta questa delicata e dolce storia. Non mi resta che invitarvi a scoprire Chibi e la sua storia, non credo ne rimarrete delusi, che siate o meno amanti dei gatti.

Matteo Celeste

Il gatto venuto dal cielo
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