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Il diamante del Rajà

di Robert Louis Stevenson –
Buonasera!!! Eccomi di nuovo qui a raccontare della mia ultima lettura e lo faccio come al solito durante la notte, questa atmosfera ovattata che mi circonda rotta solo dal gracidare lontano di qualche rana e da un paio di grilli ritardatari che forse sono stati al bar fino all’ora di chiusura nel tentativo di conquistare la bella mantide che però è un po’ troppo religiosa e non perde la testa facilmente.
Il diamante del Rajah” di Robert Louis Stevenson.
Un altro libro scaricato dall’ immensa e variegata biblioteca di Liber Liber che ormai ho liberamente saccheggiato senza pietà; questo libro l’ho preso perchè l’autore è nientepopodimenoche il papà dell’Isola del tesoro e pertanto sapevo che non mi avrebbe deluso e quindi sono andato a colpo sicuro. “Il Diamante del Rajà” è il titolo di un gruppo quattro racconti che sono collegati fra di loro da questo oggetto di grandissimo valore che è appunto il diamante del titolo che passa di mano in mano, sparisce e ricompare nei modi più incredibili e dalle persone più inaspettate. Dal primo momento che viene rubato in poi non avrà più pace e nemmeno ne darà ai suoi temporanei possessori che lo brameranno, lo cercheranno e se lo soffieranno l’un con l’altro di continuo. Personaggi che si rivelano comunque sempre sordidi, violenti e avidi, pronti ad ogni sotterfugio pur di trovare il loro tesoro fino ad un finale quanto mai inaspettato.
Questi racconti facevano parte, nelle intenzioni di Stevenson, di una raccolta di novelle brevi in due volumi chiamata Arabian Nights e sono poi stati successivamente scorporati e presentati in forma di libretto singolo che aggiunge loro altri due titoli che però esulano dal diamante in questione. Il primo, intitolato “Il sire della porta di Maletroit” racconta di come un giovane cavaliere, nel tentativo di non farsi trovare in giro per la città dalla ronda notturna che sta vagando ubriaca in cerca di sfortunate vittime venga poi a ritrovarsi in una situazione abbastanza spiacevole che non era stata preparata per lui ma che alla fine lo ha comunque intrappolato in un vicolo cieco senza altra via di scampo…..surreale! Il secondo, e ultimo: “Un alloggio per la notte” narra invece di un giovane poeta che ha assistito ad un omicidio in una bettola del paese e cerca di scappare da quella spiacevole situazione rifugiandosi, a caso, in casa di un nobiluomo facendo anche un pensierino alla sua argenteria e al modo di rapinargliela ma non ha fatto i conti con la furbizia del suo proprietario; anche questo è decisamente strano come racconto e ci presenta un nobile molto sulfureo e intelligente che spiazza il giovane e inaspettato ospite. Un libro un po’ particolare con atmosfere un pochino goticheggianti ma molto molto gradevoli e intelligenti.

Ste Dussoni

Il diamante del Rajah
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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Collaboratore di Booklandia.