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Il Cinese

di Henning Mankell – 
Non c’è peggior schiavista di chi è figlio di schiavi, ma non ha mai dovuto patire la schiavitù.
Se volete scoprire perché ho stravolto il noto aforisma di Goethe vi invito a leggere questo romanzo di Mankell. Un giallo? …un romanzo storico? …un saggio di geo-politica? …azzardo, un caleidoscopico libro di viaggio.
Non voglio fare l’originale a tutti i costi, ma vi ritroverete a viaggiare nel tempo e nello spazio senza farvi mancare nulla. Europa, America, Asia, Africa… vero, all’appello manca l’Oceania, ma dubito che Henning sia stato un terrapiattista ante litteram e che la lacuna sia voluta.
In ogni caso, uno scrittore del suo calibro è sicuramente un compagno di viaggio ideale: non si appropria del bracciolo, non sgranocchia patatine, ma è in grado di avvicinarsi al vostro orecchio e spiegarvi ciò che vedete, meglio di un abitante del luogo e perché lo vedete, meglio di una guida turistica. So che avreste preferito viaggiare con Wallander, come ne “La leonessa bianca”, ma lo farete in compagnia di due donne interessanti: un giudice che scoprirà di non rimpiangere il libretto rosso agitato in gioventù, e una donna di potere che si ostina a farlo e a non rimpiangere di averlo agitato.
Mankell gioca una partita narrativa a movente e mandante scoperti, e questo gli è valso numerose critiche dai puristi del thriller, ma i suoi lettori di lungo corso ritengono “Il Cinese” tra i migliori romanzi, se non il migliore. Io, per quanto possa valere la cosa, do ragione ai secondi.
La tensione narrativa annoda il lettore al libro e non si allenta per oltre seicento pagine, fornendogli preziosi episodi di storia che meritano miglior conoscenza e realtà con cui a tutti toccherà far di conto in futuro, perché l’uomo muta ma, in ossequio a Hobbes, rimane pur sempre “homini lupus”. E sono proprio le orme di un lupo a restare impresse nell’incipit…

Skare, freddo intenso, solstizio d’inverno. Nei primi giorni di gennaio del 2006 un lupo solitario entra in Svezia dalla Norvegia attraversando il confine a Vauldalen. Un uomo che guidava un gatto delle nevi sostiene di averlo intravisto poco lontano da Fjällnäs, ma il lupo scompare nella foresta, verso est, prima che qualcuno riesca a vedere dove stia andando. Nel profondo dell’Österdalarna sono stati ritrovati i resti congelati di un alce, sulle zampe brandelli di carne e non molto di più. Ma è successo due giorni fa. Adesso il lupo ha di nuovo fame ed è in cerca di cibo.”

Riccardo Gavioso


Il Cinese

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“Le maggioranze mi fanno orrore. Prima o poi diventano sempre minacciose” Collaboratore di Booklandia