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Il castello invisibile

di Mizuki Tsujimura
Kokoro Anzai è una ragazzina di prima media che non frequenta più la scuola. Da diverso tempo gli unici spazi che frequenta sono la sua stanza e gli altri ambienti di casa sua. Non ce la fa. Dopo quello che ha subìto ad opera di Sanada Miori e delle altre ragazzine che come oche giulive la accompagnano, non è più voluta andare a scuola per evitare di rivivere situazioni già vissute, per evitare di essere nuovamente soggetta ad atti di bullismo. Un giorno, però, lo specchio della stanza di Kokoro s’illumina. Incuriosita, vi entra. E lì scoprirà l’esistenza di un castello invisibile che lei e altri sei tra ragazzi e ragazze – Aki, Ureshino, Lion, Fūka, Masamune e Subaru – hanno la possibilità di frequentare. A loro è concesso di partecipare a un “gioco”: all’interno del castello è nascosta una “chiave del desiderio” che aprirà una stanza dei desideri. Colui o colei che troverà questa chiave potrà esprimere un desiderio e quel desiderio verrà esaudito. Se ciò accadesse, però, tutti e sette i ragazzi si dimenticherebbero del tempo trascorso nel castello invisibile. In caso contrario, i ricordi rimarrebbero, ma nessuno esprimerà il proprio desiderio. L’esistenza del castello ha comunque una scadenza: il 30 marzo dell’anno successivo al primo incontro. La chiave dovrà essere trovata entro quella data…
In questo romanzo, che presenta elementi fantasy, vengono trattati i temi del bullismo, della difficoltà dei ragazzi di stringere delle amicizie per paura di non essere accettati, dei sentimenti che vengono calpestati da coloro che non hanno la sensibilità di coglierli, di capire che essi possono esistere in chiunque, dei sentimenti ammaccati e di quelli che nonostante tutto sono in grado di riemergere, di risorgere, parla però anche dei traumi che possono condizionarti la vita, che possono portare a chiuderti al mondo con l’idea che, al di fuori della propria stanza, non esistono rifugi, posti sicuri, e non esistono nemmeno persone che credono in te o che ti potrebbero capire se tu raccontassi loro che cosa ti è capitato, questo libro parla quindi anche della difficoltà di comunicare con persone della propria età, ma anche con gli adulti, con i propri genitori.
Nei molteplici fili che compongono questa trama, che l’autrice gestisce a meraviglia, facendo sì che nessuno di questi rimanga come “appeso”, privo cioè di una “conclusione” o di un senso all’interno della storia stessa, si svolgono le vite di questi sette adolescenti che scopriranno di avere molto in comune. All’interno del castello invisibile essi avranno la possibilità di scoprire sé stessi, di crescere e di imparare a gestire le paure che attanagliano i loro cuori, trovando negli altri un supporto, un sostegno che non avrebbero mai pensato di poter trovare: insomma, degli amici.
Il castello invisibile”, prima opera pubblicata in Italia di Mizuki Tsujimura, credo la si debba considerare una fiaba moderna che vi toccherà il cuore, vi farà riflettere su temi delicati e importanti e vi farà commuovere in più di una occasione.
Fatelo leggere nelle scuole dalla 3a media in poi, questo è il mio consiglio; chissà che la sua storia insegni qualcosa di umano ai ragazzi e alle ragazze e li sproni a non comportarsi in modo riprovevole nei confronti di quei compagni di scuola che, ai loro occhi, sono identificati come “non normali” o, semplicemente, “diversi”.
Come dice Lion:

«È strano giudicare sulla base di cosa sia normale e di cosa non lo sia! A me non interessa minimamente, sono diventato amico di Fūka semplicemente perché mi piaceva la sua compagnia!»

Matteo Celeste

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