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Il cannibalismo

di Laura Monferdini –
Buongiorno e buon pranzo! In un periodo in cui va molto di moda parlare di veganesimo e vegetariani io provo a fare il percorso inverso alla scoperta di una pratica alimentare che, per quanto orribile e deprecabile, è stata praticata durante la storia umana: il cannibalismo.
Questo libro l’ho comprato oramai nel 2000 circa e l’avevo già letto sulla scia di alcuni film horror e del successo di Hannibal Lecter e del Silenzio degli innocenti (e di recente sono stato invogliato alla rilettura da alcuni passi dell’Odissea con i suoi mostri antropofagi e da H.G. Wells e i suoi Morlock).
Pertanto mi venne voglia di soddisfare una curiosità e di documentarmi un minimo. Premetto che le mie abitudini alimentari sono assolutamente onnivore e non escludo a priori nessun prodotto della cucina e non potrei escludere nemmeno un assaggio…..
Il libro non ha pretesa di essere esaustivo e rimanda ad una letteratura più specifica ma intanto fa il quadro e dà un’infarinatura.
Come dicevo una pratica alimentare da sempre presente ed esecrata dalle culture occidentali che per motivi filosofici o religiosi ne hanno fatto un tabù.
Ma in altre società non è così, anzi, in alcune culture era un fatto normale probabilmente dettato da motivazioni religiose o da evidenti carenze alimentari come nel caso degli Aztechi che la praticavano a livello rituale ma anche per compensare una dieta basata esclusivamente sul mais e quindi povera di elementi importanti per il fisico umano.
Nelle società amerindie era una pratica abituale di molte tribù con connotazioni religiose ma anche di supremazia nei confronti di prigionieri di guerra.
In altri casi era un modo per onorare i defunti (specialmente in Papua Nuova Guinea) e per renderli ancora parte della tribù. In alcuni casi venivano disciolte le ceneri in alcune bevande che servivano poi a rendere omaggio ai trapassati.
Al rito cannibalico partecipava di solito tutta la tribù ma ogni parte aveva destinazioni specifiche: di solito gli arti venivano arrostiti e mangiati dai guerrieri mentre i visceri e la testa venivano bolliti e dati alle donne mentre vecchi e bambini mangiavano il brodo di questa cottura.
Ovviamente non vale per tutti i cannibali del mondo visto che l’usanza non era tipica di un solo continente: si hanno notizie riguardanti anche l’Africa e la Polinesia col caso del capitano Cook che venne in effetti mangiato dalla tribù alla quale aveva alla fine cominciato a farne parte osservandone i riti e partecipandone per curiosità scientifica.
Il modo occidentale ha sempre aborrito questa pratica considerandosi di cultura più elevata e al momento della conquista e delle colonizzazioni ha cercato di estirparla in maniera violenta senza nemmeno provare a capirne le motivazioni che spingevano alcune popolazioni a cercare questo tipo di alimento; forse più che per motivi filosofici l’estirpazione era dovuta all’intendo di dominazione, rapina e sottomissione di questi popoli attraverso la propria religione e quindi la cancellazione di ogni identità culturale precedente.
Proprio perché in occidente è sempre stato un tabù lo scoprire che alcuni elementi deviati mentalmente la praticavano ha sempre suscitato orrore e rabbia proprio per la disumanità; il libro riporta alcuni esempi come il Mostro di Milwaukee o il Mostro di Rostov e alcuni altri che hanno popolato le cronache dei nostri giornali alle soglie del 2000.
Un libro interessante che apre una finestra sull’argomento soprattutto in un’epoca, la nostra, dove la carne sta diventando sempre più un mostro da esorcizzare e da scacciare.
Nel volume c’è un rimando ad un libro che potrebbe essere davvero esauriente e che vi cito avendone poi cura io di procurarmelo: Ewald Volhard – Cannibalismo.
E ora buon appetito!!!!

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Collaboratore di Booklandia.