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Il ballo e altri racconti

di Irène Némirovsky –  
Si parla di racconti… fuggiti tutti? …è un peccato perché non parliamo di racconti qualsiasi, ma dei gioielli letterari di Irène Némirovsky.
Un sottile filo conduttore lega “Il Ballo” ai nove racconti che lo accompagnano, con impeccabile scelta, nell’edizione Oscar Moderni Mondadori.
La natura è crudele ed è necessario un tramonto, e l’inappellabile buio dell’oblio, per far spazio a una nuova alba. Ma i tramonti degli uomini hanno poco di poetico e curiosamente molto di disumano.
Così l’ingenua vendetta di un’adolescente si trasforma in nemesi per una madre vanesia e anafettiva, come era nella realtà quella di Irène, proprio nel momento in cui s’illude di potersi gettare alle spalle il suo misero passato.
Topos letterario che ci viene riproposto nel secondo racconto, l’impeccabile “Ida”, dove sarà un sole, che splende da lungo tempo, a doversi spegnere per far brillare una nuova stella e, dato che i tempi degli uomini sono ben più terribili di quelli dell’universo, il tutto si realizzerà in una sola notte.
Se poi conoscete la sfortunata, breve vita della Némirovsky, non faticherete a seguire le orme autobiografiche che uniscono i dieci racconti.
Il complesso rapporto con l’identità ebraica viene affrontato in “Fraternità”, dando nuova linfa alle accuse di antisemitismo che la scrittrice già aveva dovuto sopportare per “David Golder”, e anche in questo caso si rivelano palesemente assurde, semmai ci troviamo di fronte alla figura dell’ebreo che si vergogna delle proprie umili origini, ma il racconto, il lettore attento se ne renderà ben conto, tende a stigmatizzarla in modo netto e poetico.
Attraverso i racconti, ripercorreremo anche il lungo viaggio che ha portato una delle più grandi scrittrici del ventesimo secolo, dalla Russia a Parigi, sempre braccata dal crudele destino cui la bestialità umana l’aveva condannata alla nascita, e da cui si salverà solo una parte della sua famiglia.
Mi sembra necessario concludere sottolineando la perfezione della cifra stilistica della Némirovsky. So di ripetermi, cosa da evitare in letteratura, ma visto che lo stupore si rinnova ogni volta che leggo un suo romanzo o un suo racconto, senza retorica mi appellerò alla figura retorica dell’anafora per caldeggiare la lettura di un libro che ritengo imperdibile per chi ama l’estenuante lavoro di cesello celato dietro ogni racconto destinato a ritagliarsi un posto nella memoria.
Parlavo da solo? …che vi devo dire, sarà l’età.

Riccardo Gavioso


IL BALLO di Irène Némirovsky (cap. 1-2) letto da Angelo Callipo


Il ballo e altri racconti
Riccardo Gavioso
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“Le maggioranze mi fanno orrore. Prima o poi diventano sempre minacciose” Collaboratore di Booklandia

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