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I ricordi – Colloqui con se stesso

di Marco Aurelio
Buongiorno!!! Eccomi qua con una lettura un pochino più impegnativa…
Ci troviamo di fronte ad uno dei più grandi imperatori romani e ad un personaggio di caratura decisamente superiore a moltissimi altri. Succeduto ad Antonino Pio fu l’ultimo degli imperatori adottivi e fu anche uno degli ultimi ad allargare le frontiere dell’impero o comunque a difenderle strenuamente da molti tentativi di sfondamento da parte delle popolazioni confinanti, sia sul Danubio che verso oriente con la Guerra Partica.
Marco Aurelio fu anche un filosofo di scuola stoica di altissimo livello che discusse con valenti insegnanti di argomenti importanti.
I Ricordi sono uno splendido spaccato del pensiero filosofico di Marco che li scrisse in gran parte durante la sua permanenza nei vari campi trincerati in attesa delle battaglie.
Sono 12 libri scritti fittamente in greco e raccontano i pensieri dell’imperatore sulla vita e sulla morte, sulla caducità di qualsiasi esistenza e sulla sottomissione alla volontà degli dei e a quella del “dovere” dal quale sa di non potersi esimere e deve accettare con stoica filosofia.
Ragiona sull’esistenza umana e su cosa deve imporsi di rispettare chiunque gli si pari davanti anche se non è proprio il massimo della simpatia o della pulizia.
Il vero filosofo deve accogliere tutto senza scomporsi e deve assecondare la volontà del fato anche se tutto questo poi si rivelerà alfine inutile.
Scrive molto ma molti pensieri sono brevi e secchi mentre altri sono più lunghi e articolati mentre a volte mette pensieri tratti da altri filosofi che meglio descrivono il suo stato d’animo. Gli scritti rivelano così una personalità riflessiva e complessa e un carattere non certo allegro con una vaga ossessione per la morte e la dispersione in atomi dei suoi resti corporei. In alcuni momenti sembra quasi epicureo visto che non crede ad una vita dopo la morte e dubita spesso degli dei anche se poi in qualche modo ci crede e li accetta.
Morì con stoica rassegnazione nel campo trincerato nei pressi di Vienna nel 180 D.C. (Vindobona) mentre era gravemente ammalato, e pare che qualche medico compiacente ,amico del figlio Commodo, lo abbia aiutato nel trapasso.
Lasciò un impero ancora grande territorialmente e in buona salute anche se parecchio ridotto in termini di popolazione per via di alcune spaventose epidemie di peste e di vaiolo che ne avevano diminuito parecchio i numeri.
Come dicevo, fu un grande imperatore che riportò l’impero ad un governo più umano e serio dopo gli avventi nefasti di alcuni predecessori decisamente famigerati e poco “imperiali” che ne avevano minato la credibilità e al solidità.
Molto interessante.

Ste Dussoni

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Collaboratore di Booklandia.