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I ragazzi della folgore

di Alberto Bechi Luserna e Paolo Caccia Dominioni –
Buongiorno!!! Scusate l’affanno ma sono arrivato di corsa da El Alamein e ho ancora la polvere del deserto nelle scarpe e un paio di britannici alle costole…
Una allegra introduzione ad un libro che però ci riporta al 1942 e alla guerra d’Africa che è stata una dei tanti capitoli di quell’immensa tragedia chiamata Seconda Guerra Mondiale.
In Libia c’eravamo oramai da tanto tempo e dopo tante guerre e stragi finalmente avevamo realizzato la 5a sponda e il posto al sole tra le potenze coloniali….ultimi in un mondo che si stava dissolvendo.
Bechi Luserna ci racconta velocemente come la neonata Folgore venne subito battezzata dalla guerra venendo spedita direttamente nel Cassone di Sabbia infuocato dal sole e assordato dal rombo dei cingolati.
Il 187° Folgore era nato come battaglione di paracadutisti che col tempo è diventato Divisione ma è stato appiedato e mandato a combattere (e anche a coprirsi di gloria) come reggimento di fanteria in Libia per difendere la patria e provare ad arrivare fino ad Alessandria; in effetti, nel grande batti e ribatti della guerra del deserto (la storia dice che abbiamo fatto su e giù per la via Balbia almeno una decina di volte), siamo arrivati a 100km dalla seconda città egiziana e più precisamente ad El Alamein e da lì poi siamo ritornati indietro…sempre più indietro…fino a difendere la frontiera tunisina.
Ma prima di retrocedere ci siamo battuti e anche molto bene tanto che la Folgore (ma anche a molti altri reparti che difendevano l’ultima linea) sono stati concessi gli onori delle armi in quella che è stata forse la più onorevole delle nostre sconfitte.
Bechi Luserna ci racconta da dentro che cosa era la guerra e come era vista dai folgorini…il caldo, le mosche, la mancanza d’acqua (una borraccia sola al giorno per ogni soldato), il cibo pessimo, le marce, i bombardamenti, le avanzate e le ritirate (tutte a piedi) e i momenti di leggerezza e umanità, e quelli di dolore!
Peccato solo che lo scrittore, che non lo era e infatti lo stile non è certo dei migliori, ha dovuto incappare nell’accidente più grosso che possa capitare ad un soldato: è morto in combattimento!
L’eredità, per amicizia e per rispetto nei confronti del caduto, l’ha raccolta Paolo Caccia Dominioni (noto autore di libri su tutte le vicende belliche italiane) e l’ha completato e l’ha dato alle stampe.
Un libro di guerra che a volte nemmeno lo sembra, che racconta con una leggerezza inaspettata fatti tragici ed eroici di una guerra dichiarata pomposamente e condotta da straccioni e inetti ….e non parlo dei soldati.

Ste Dussoni


I ragazzi di El Alamein , testimonianze dei reduci Folgore
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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
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