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I popoli balcanici

di Oscar Randi –
Buongiorno!!!….e buona domenica!!! Siete sopravvissuti ai bagordi e alle follie del sabato sera? Io modestamente posso dire che, insieme ad un ottimo gruppo di amici, ancora ci difendiamo e nonostante le primavere stiano mutando rapidamente in autunni possiamo dire la nostra o per lo meno fare bella figura! Si sopravvive come si può e c’è ancora la voglia di divertirsi e di fare belinate!!! Ma adesso vedo di diventare un attimo serio e vi presento: “I popoli balcanici” di Oscar Randi.
Oscar Randi è un autore della cui esistenza non avevo mai sentito parlare nemmeno per caso e che, sempre per caso, ho pescato in quell’immenso vivaio di autori defunti che è Liber Liber che offre cose davvero sorprendenti. Italiano zaratino nato quando ancora quei territori facevano parte dell’Impero Austro-Ungarico ha sempre vissuto in quei territori che erano irredenti (o che sono diventati italiani per un tempo brevissimo) e tali sono rimasti anche dopo le vicende belliche che hanno sconvolto tutta l’Europa durante il cosiddetto secolo breve. Essere dalmati (non i cani) non è mai stato semplice e sentirsi italiani in quelle regioni è stato ahinoi difficilissimo e Randi aveva abbracciato tutte quelle forme ideologiche che avrebbero dovuto garantire il rientro della Dalmazia tra i confini nazionali.
Chi ha un po’ di dimestichezza con la storia sa come è andata a finire e quale dramma è stato vissuto dai giuliano-dalmati durante il secondo dopoguerra e cosa è successo prima perchè le colpe e gli orrori non hanno mai un solo volto e non arrivano mai da una sola direzione.
Il libro di cui andiamo adesso a parlare è stato scritto nel 1929 quando l’Italia aveva tra i suoi confini l’Istria avuta insieme alla Venezia-Giulia, il Trentino e il SudTirolo al termine della Prima Guerra Mondiale e Zara era un’enclave italiana sulla costa jugoslava….e il Regno di Jugoslavia era appena nato dalle ceneri dell’Austria-Ungheria assieme ad un altro caleidoscopio di stati che fino ad allora erano sempre rimasti nell’orbita di una o dell’altra potenza locale.
Randi cerca di rimettere ordine nella storia di una penisola, quella Balcanica, da sempre considerata un tutt’uno e che è sinonimo di frantumazione, di eterna guerra, di faide infinite per territori infinitesimi e semisconosciuti…. il terrore di ogni politico è sempre stata la cosiddetta balcanizzazione!
Da dove partire??? Intanto dalla geografia che c’ha messo lo zampino in ogni modo e maniera e ha favorito da sempre quel tipo di situazione con confini mai ben definiti e molto fluidi; poi ci si sono messe le migrazioni e le mire imperiali dei vari protagonisti politici del luogo: dai greci, ai romani, ai bizantini, gli Avari, gli Unni, gli slavi, gli ottomani, i veneziani, i russi e tutti quelli che sono giunti nella penisola in tutte le epoche fino ad arrivare ai giorni, quasi, nostri. Popoli, lingue, tradizioni e religioni che si mischiano e si intrecciano in una maniera assurda e inestricabile e che solo chi c’è vissuto può capire, e può provare a recuperare il bandolo di una matassa assurda e incomprensibile.
Randi quindi ci porta in luoghi che sembrano inventati tra nomi di popolazioni che sembrano uscite da un libro fantasy e alle quali non sapremmo sicuramente associare né un volto né una lingua e nemmeno un’identità ma che esistono davvero e hanno una loro storia che li ha portati fino in quel territorio che adesso chiamano “casa”. Una casa segnata perennemente da uno stato di tensione e da improvvisi sconvolgimenti che ne modificano via via i confini, la lingua e le tradizioni che sfumano le une dentro le altre in continuazione senza poterne vedere la fine.
Finché l’autore rimane sul piano storico ed etnico è assolutamente leggibile e preparato ma purtroppo paga dazio nel momento in cui evidenzia le sue idee politiche e costruisce la base perfetta per giustificare quella che sarà l’invasione italo-tedesca della penisola durante la Seconda Guerra Mondiale e che poi porterà ad ben altre nefaste conseguenze sulle popolazioni locali al termine di quel conflitto.
In compenso, proprio dall’alto del suo essere uno storico ed un conoscitore delle popolazioni locali e della loro cultura, ha l’occhio lunghissimo sui destini futuri di quello stato senza futuro che era la Jugoslavia e che imploderà in tempi moderni in maniera violentissima e inaspettata.
Un libro che va letto con un occhio piuttosto attento perchè potrebbe ideologicamente fuorviare ma che sicuramente riempie una grossa lacuna storico geografica e che permette così di capire il perchè di certe evoluzioni e di tanti conflitti palesi o latenti giunti fino ai giorni nostri. Magari non è un bel libro ma sicuramente è istruttivo.

Ste Dussoni

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Collaboratore di Booklandia.