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Ero io su quel ponte

di Bruno Gambarotta –

Camerata Arduino Giovanni, 14 anni appena compiuti, presente! La mia bicicletta è stata recuperata subito, per il mio corpo c’è voluto un po’ più di tempo. Morto ero morto, niente da dire, però, se mi avessero ripescato subito, avrei avuto il mio bel funerale fascista, con la sfilata, i labari abbrunati e il grido “Camerata Arduino, presente!”. Il 18 agosto era troppo tardi, avevano tutti la testa altrove, pochi giorni dopo Francia e Gran Bretagna avrebbero dichiarato guerra alla Germania. Avrei tanto voluto essere arruolato, combattere in prima linea, compiere gesta eroiche, guadagnare medaglie al valore. Il destino ha deciso diversamente.

Ѐ un estratto dall’ultimo libro in ordine di tempo di Bruno Gambarotta: Ero io su quel ponte, Manni Editori.
Gambarotta è un autore eclettico, dotato di quella semplice ironia tipicamente piemontese che induce a riflettere anche su fatti tragici con un mezzo sorriso sulle labbra, fra il divertito e il disincantato, quasi a sottolineare il distacco necessario per osservare senza pregiudizi fatti accaduti molti anni fa. La vicenda descritta dall’autore è semplice ma redatta con rigore storico e documentato, lo spazio dato alla fantasia si limita a immaginare i pensieri delle persone scomparse in quel tragico evento, dopo il ritrovamento dei loro corpi. L’episodio riguarda il crollo del ponte sul Po a Moncalieri, alle porte di Torino, il 31 maggio 1939, XVII era fascista, vigilia dell’inizio della seconda guerra mondiale, nel quale persero la vita nove persone e con numerosi feriti. Lo scenario descritto nel libro sembrerebbe richiamare crolli recenti, ma è solo una fatale coincidenza; lo stesso Gambarotta dichiara in un’intervista di aver iniziato le ricerche per questo libro molto prima del crollo del ponte Morandi a Genova.
Il quadro in ogni caso è quello di un’Italia non molto dissimile da quella dei giorni nostri, con le dovute differenze riguardo il regime allora vigente: lo stesso pressapochismo, la stessa sottovalutazione dei rischi, lo stesso scaricabarile delle responsabilità, la stessa burocrazia macchinosa nell’effettuare gli interventi necessari, di prevenzione e ricostruzione. Detto per inciso il progettato ponte che avrebbe dovuto essere costruito a seguito del crollo rimase sulla carta anche a causa dello scoppio del conflitto mondiale e la struttura provvisoria che fu messa in atto nell’emergenza subì danni consistenti durante i bombardamenti alleati del ’44. Sono emblematici i documenti fedelmente riportati riguardo le comunicazioni ufficiali fra i vari enti, prefettura, podestà, azienda statale per la gestione delle infrastrutture. Sarebbe sufficiente togliere date e riferimenti storici, per ritrovarsi di fronte a comunicazioni redatte ai giorni nostri, per superficialità e palleggiamento delle competenze.
I personaggi, tutti rigorosamente reali, descrivono un’Italia povera, operaia, orgogliosa del proprio lavoro e della dignità che esso comporta, dove però è sufficiente provenire da un borgo a pochi chilometri di distanza per essere considerati “stranieri”. Anche qui la storia non è molto cambiata, purtroppo.
Il libro, 200 pagine, si legge in un fiato, io ho impiegato un pomeriggio, ricco com’è di spunti ironici e riflessivi, situazioni tragicomiche le quali, se non fossero veramente accadute, avrebbero quasi il sapore della farsa.

Roberto Maestri

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