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Doveva morire

di Ferinando Imposimato e Sandro Provvisionato –
Buongiorno! Oggi vi porto nel mondo della fantapolitica, delle spy story, dei gialli e della storia.
In uno Stato dell’Europa occidentale il Presidente del principale partito politico di Centro, da sempre detentore del governo del Paese, stava per dare vita a quello che non a caso veniva definito un “compromesso storico”: una collaborazione di governo con il Partito Comunista.
Ovviamente ci furono delle forti resistenze da parte dell’ala di destra del suo stesso partito ma il Presidente era uno che si sapeva muovere nelle melmose acque della politica. Aveva già ricoperto diversi incarichi di governo e, quando fu a capo della Farnesina, riuscì persino a strappare a Yasser Arafat un “patto di non belligeranza” segreto tra lo Stato e le organizzazioni della resistenza palestinese, comprese quelle terroristiche quali la Fplp. Le clausole di questo patto prevedevano che le organizzazioni palestinesi potessero avere basi anche di armamento nel Paese, che avessero libertà di entrata e uscita e di circolazione senza essere assoggettati ai normali controlli di polizia perché “gestiti” dai servizi segreti. Ovviamente tutto all’insaputa del Parlamento. Chiaramente qualche nemico a livello planetario doveva esserselo fatto. Era anche sfuggito per un pelo ad un attentato dinamitardo su un treno (Italicus) che fece 12 vittime e in cui sembra fossero implicati servizi segreti deviati e una loggia massonica segreta chiamata P2, da sempre vicina agli interessi statunitensi.
Fatto sta che il Presidente che stava per accordarsi con la sinistra e il Partito Comunista viene rapito proprio da una banda di terroristi di estrema sinistra.
Il Capo del Governo e il ministro dell’Interno imposero quella che venne chiamata “linea dell’intransigenza”: di fatto però ostacolarono il lavoro della Magistratura e bloccarono sul nascere qualsiasi tentativo che potesse portare alla liberazione dell’illustre ostaggio.
Addirittura durante i giorni del sequestro, vennero creati dei depistaggi tra cui uno incredibile che ora vi racconto.
La Polizia trova un covo “caldo” dei terroristi (in via Gradoli: tra l’altro poi si seppe che un appartamento adiacente al covo apparteneva ai Servizi Segreti. Vicini di casa!) ma poche ore dopo viene fatto trovare un comunicato in cui si afferma che il Presidente è stato giustiziato e il cadavere affondato nelle acque di un lago di montagna.
Peccato che è ancora inverno. L’acqua del lago è ghiacciata, non fredda ma proprio ricoperta da una lastra di ghiaccio. Vengono comunque spediti lassù centinaia di uomini e persino quattro imbarcazioni (che non è stato possibile usare per via del ghiaccio). I sub dovettero usare dell’esplosivo per potersi immergere.
Era ovviamente un falso comunicato dattiloscritto da un falsario, Antonio Chicchiarelli detto “Toni”, legato sia alla Banda criminale della Magliana che ai servizi segreti. Fu poi ucciso nel 1984 da un killer rimasto ignoto.
Il depistaggio fu organizzato con il benestare del Viminale e dell’allora ministro dell’Interno, che si avvalse di Steve Pieczenik esperto di antiterrorismo inviato dal Dipartimento di Stato americano.
Serviva, pare, per mandare un messaggio ai terroristi: uccidete pure il Presidente, noi già lo consideriamo deceduto. Il timore era infatti che il prigioniero rivelasse segreti di stato, primo tra tutti l’operazione Stay behind: Gladio, cioè un’organizzazione militare segreta e anticostituzionale che avrebbe dovuto insorgere con le armi in caso di vittoria del Partito Comunista.

Ma furono diverse le occasioni volutamente perse per salvare l’ostaggio:

– 52 giorni prima dell’assassinio del Presidente (ebbene si: ho rivelato il finale). Tutta la zona (miniappartamenti) viene sottoposta a perquisizione su ordine dell’allora Pubblico Ministero. L’ordine era chiaro: “se nessuno apriva l’appartamento andava piantonato fino all’arrivo dei proprietari. Se si percepiva qualche presenza ma non veniva aperto la porta andava forzata”. Così fecero. Ovunque tranne l’interno 11 dove i poliziotti suonarono, non rispose nessuno e se ne andarono.
Bisogna contestualizzare: in quel contesto (e con modalità a dir poco inusuali) la Polizia prendeva ordini direttamente dal ministero dell’Interno mentre i magistrati erano stati esautorati.
– 32 giorni prima dell’assassinio. Durante una seduta spiritica (!!!!) il bicchierino si muove e compone la frase “Gradoli via Cassia, Viterbo, 6 e 11”. Presente un famoso personaggio politico che ne riferisce solo ad alcuni politici ma non ai magistrati inquirenti che non poterono approfondire. La Polizia andò a rivoltare il paesino di Gradoli in provincia di Viterbo, senza ovviamente trovare nulla. La moglie del Presidente, saputa la cosa, ne parlò con il Ministro dell’Interno che rispose “dalle Pagine Gialle non risulta nessuna via Gradoli a Roma”. Il politico della seduta spiritica sei mesi dopo la conclusione della vicenda divenne ministro dell’Industria.
Successivaente i giudici ipotizzarono che, non credendo alla parapsicologia, l’informazione proveniva probabilmente dall’area della Autonomia operaia bolognese.
– 23 giorni prima dell’assassinio. La scoperta “casuale” a causa di una infiltrazione d’acqua del covo di via Gradoli (che evidentemente a Roma esisteva). Il nascondiglio fu “fatto trovare” perchè quando i vigili del fuoco entrarono nell’appartamento trovarono il rubinetto dell’acqua della vasca da bagno completamente aperto con la doccetta che buttava acqua su una parte di muro priva di mattonelle. La doccetta era tenuta in posizione da una scopa.
Il covo fu scoperto dai Vigili del Fuoco che, trovato materiale brigatista, informano la Polizia. Se la notizia fosse rimasta riservata si sarebbe potuto provare a individuare i frequentatori dell’appartamento. Il Ministro dell’Interno cosa fa? Informa la tv e i giornalisti, “bruciando” di fatto il covo. Il capo dei terroristi, infatti, arrivato in motorino e notata la presenza di giornalisti, fotografi, cineoperatori e poliziotti si potè allontanare tranquillamente dalla zona.
Poche ore dopo uscì il falso comunicato con il depistaggio verso il lago di montagna.

Non voglio privarvi del gusto della lettura ma sappiate che in questa storia avranno un ruolo anche la Cia, il KGB, la massoneria, i servizi segreti e pure la mafia.
Il tutto per coprire segreti di Stato inconfessabili e anche per eliminare un avversario nella corsa alla Presidenza della Repubblica.
La nota triste: non è un romanzo. E’ una pagina oscura della Storia italiana.
I personaggi:
– il Presidente: Aldo Moro, presidente della DC
– Ministro dell’Interno: Francesco Cossiga, poi diventato Presidente della Repubblica
– Capo del Governo: Giulio Andreotti
– il politico della “seduta spiritica”: Romano Prodi
Gli autori del libro sono il giudice Ferdinando Imposimato, uno dei magistrati che più si è occupato dell’inchiesta sul rapimento e l’omicidio Moro, e il giornalista Sandro Provvisionato.
Un consiglio: prima di leggere fate un bel respiro. Vi immergerete nella melma.

Gerardo Capaldo


Ferdinando Imposimato racconta i retroscena del caso Moro
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