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Carso

di Kornel Abel –
Buongiorno a tutti! Oggi vi voglio parlare di un libro che ho acquistato poco tempo fa in un negozio non proprio sotto casa che occhieggiava pacifico dietro ad una vetrina di quelle librerie che ormai vanno sempre più scomparendo, quel tipo di negozio dove i libri sono accatastati alla rinfusa in un ordine che conosce solo il suo autore e che è un misto di cabala, negromanzia e culo…. Eppure il volume cercato si nasconde per un po’ e solo dopo qualche preghiera salta fuori all’improvviso come se fosse dotato di una propria volontà ma che fino a quel momento non voleva esercitare perché offeso da chissà cosa, e per ripicca giocava a rimpiattino col gestore. Dopo una veloce scaramuccia eccolo qua tra le mie mani docile come un cagnolino che fa le feste e sembra dirmi: “ti stavo aspettando!”
Carso” di Kornel Abel.
La Grande Guerra, quella del ’15/’18, quella delle trincee e dei gas, del fango, dei pidocchi e degli Arditi, delle grucce e del cuore oltre i reticolati, delle tradotte militari, delle decimazioni, della nazione in armi, dei soldati al fronte, di Trento e Trieste, di Pietro Baracca e di Caporetto… La grande vittoria e il 4 novembre…. La Prima Guerra Mondiale nella visione e nella retorica italiana, ma qualcuno l’ha mai guardata dall’altra parte???? Dal lato austro-ungarico cosa si vedeva??? Abel ci porta così nella trincea opposta, siamo sul Carso isontino nei pressi di Gorizia, le trincee scavate a colpi di pala e martello nella dura roccia calcarea dove non c’è acqua e il clima è estremo, sempre in bilico tra una gelata e una fornace, con ripari precari sempre con la minaccia di ricevere una doccia di artiglieria o di iprite dalle postazioni nemiche che stanno proprio davanti a te appena oltre quel filo spinato.
Uomini che si combattono senza nemmeno sapere il motivo ma che sono stati portati di notte a migliaia per essere gettati nella furibonda macelleria della guerra moderna, che non parlano nemmeno la stessa lingua dei loro comandanti e provengono dai luoghi più disparati del gigantesco impero bicefalo.
Il nostro autore ci racconta molte storie, le battaglie, la morte sempre imminente, i gas e le difficoltà quotidiane dei soldati e degli ufficiali che a differenza di quelli nostrani erano in trincea con i propri uomini e ne condividevano i guai e le piccole gioie. 
Le difficoltà di un esercito eterogeneo che doveva combattere su più fronti e non voleva opporre in armi le medesime nazionalità che vivevano al suo interno contro i popoli fratelli che lo attaccavano dall’esterno e quindi doveva fare il gioco delle tre carte e spostare di continuo uomini e mezzi mano a mano che il fronte si allargava. Tante storie di padri e figli, di uomini perduti e smarriti nel caos di una guerra assurda combattuta metro per metro tra rocce e vallate, tra gesti eroici e diserzioni di un’umanità che continua a ripetere gli stessi tragici errori.
Un libro bello anche esteticamente perché è la copia fotostatica di una vecchia edizione del 1935 e riporta fedelmente i colori dell’impaginazione originale comprese le macchie e le pieghe date dal tempo, come le rughe di un vecchio soldato. 

Ste Dussoni

Carso

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" Collaboratore di Booklandia.