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Caino

di José Saramago –

La storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui.

È questa in definitiva la sintesi di Caino, romanzo di José Saramago, Nobel per la letteratura 1998. Una rilettura in chiave laica, ironica e distaccata dell’Antico testamento, filtrata attraverso gli occhi del suo personaggio considerato come l’archetipo della negatività, quel Caino che per primo si macchiò e per questo ne fu marchiato, del più infamante dei crimini, l’uccisione del proprio fratello Abele.
Caino ripercorre nello spazio e nel tempo i luoghi che sono scenario dei libri che compongono la Bibbia, delineando il rapporto conflittuale che dio intraprende con l’uomo, causandone spesso sofferenze oltremodo inspiegabili se non con l’ausilio della formula nota del disegno imperscrutabile del Signore.
Si va così dalla distruzione di Gomorra, che include anche abitanti innocenti come i bambini, alle guerre combattute dagli israeliti, forti di un alleato, il dio degli eserciti appunto, che arriva a fermare il sole per consentire la vittoria delle truppe amiche, le quali distruggono Gerico e le altre città che trovano sul loro cammino, lasciandosi dietro una scia di morte che non risparmia popolazioni innocenti; senza dimenticare gli infiniti supplizi inflitti a Giobbe il giusto, in virtù di una scommessa fatta da Dio con Satana o la definitiva distruzione dell’umanità per mezzo del diluvio universale che lascerà soltanto un’arca a galleggiare sulla tragedia.
Sullo sfondo il dialogo intermittente dei due protagonisti, l’interrogare costante di Caino nei confronti di quella divinità incomprensibile che sembra trarre un piacere sconosciuto nel punire colpe inesistenti agli essere da lui stesso creati.
Il libro dello scrittore portoghese secondo me andrebbe letto lasciando da parte pregiudizi educativi che ci fanno accettare il verbo divino come dogma indiscutibile, la storia va presa come una qualunque narrazione mitologica, solo così se ne potrà cogliere l’aspetto di riflessione nei confronti di un messaggio che di spirituale ha ben poco, leggendolo più come epopea di un popolo che ricerca le proprie radici nella notte dei tempi.
Resta il continuo scrutare, l’interrogare non solo di Caino ma di tutti noi, sul significato del divino e sulla necessità dell’uomo di assoggettarsi a un’entità esteriore, anziché cercare di trovare dentro ciascuno quella spiritualità che sembra essere parte della nostra essenza.

Roberto Maestri

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"Leggendo cerco me stesso".
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