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Bella è la gioventù

di Hermann Hesse
In “Bella è la gioventù” (titolo originale “Schön ist die Jugend”) troviamo tre racconti scritti in forma di ricordo da Hermann Hesse tra il 1907 e il 1908.
Pubblicato per la prima volta nel 1916, in questi racconti lo scrittore tedesco esalta l’età della giovinezza, descrivendone con nostalgia alcuni episodi autobiografici.
In Italia è stata pubblicata inizialmente un’edizione dalla Newton Compton contenente i tre racconti (di cui vi parlo oggi) nei fascicoletti da 100 pagine a mille lire; in seguito, la stessa Newton ha raccolto altri suoi racconti nel testo intitolato “Amicizia e altri racconti”.

“Cosa c’è che non va? Le è capitato un incidente?” “No”, disse piano Ohngelt senza cercare belle frasi. “No. Solo che mi sono accorto che non sto bene tra la gente.”

Il primo racconto riporta il titolo del libro, “Bella è la gioventù”: il protagonista è lo stesso Hermann, che dopo anni trascorsi viaggiando e, di conseguenza, lontano dalla propria famiglia, decide di fare ritorno alla casa paterna.
Riaffiorano così i ricordi di avvenimenti passati e affetti ritrovati che lo stesso Hermann credeva di aver perso.
Il secondo racconto si intitola “Taedium vitae” e narra la storia di un uomo che, superati i trent’anni, spiega come mai ha preferito rinchiudersi in se stesso e trovare sollievo e consolazione nella lettura.
Nell’ultimo, “Fidanzamento”, il protagonista, inizialmente timido, grazie al negozio di stoffe della zia pian piano si apre ai rapporti con l’altro sesso, con non poche difficoltà; ormai in età da matrimonio, si sforzerà di intraprendere nuove attività che lo portino ad accrescere la sua cerchia di conoscenze, ma viene sbeffeggiato dagli altri e non riesce a evitare situazioni spiacevoli.
A lettura completata, il titolo appare quasi come una contraddizione: la prima impressione è quella di esaltare la giovinezza, ma poi viene fuori la malinconia e il disagio che la stessa giovinezza comporta.

E poiché tutte le cose belle, anche le più preziose, sono caduche e destinate a finire, così giorno dopo giorno trascorse anche quell’estate, che nel mio ricordo sembra concludere tutta la mia giovinezza

Il senso che l’autore vuole dare è che si è giovani solo una volta e bisogna cogliere ogni opportunità che la vita presenta, in modo da non avere rimpianti nella vecchiaia.
Una lettura breve e piacevole, riflessiva e ricca di descrizioni paesaggistiche tipiche dell’autore naturalizzato svizzero.

Di fronte a me sedette mia madre, che mi guardò e mi diede del pane al latte; mi ammonì di non dimenticare il cibo per parlare, ma era lei stessa a farmi domande su domande, alle quali dovevo rispondere. Mio padre ascoltava in silenzio, carezzandosi la barba grigia e guardandomi da dietro gli occhiali con aria gentilmente indagatrice. E mentre senza eccessiva modestia raccontavo di me esperienze, gesta e successi, sentii che il meglio di tutto questo lo dovevo a quei due

Anna Rita Coluccia

Bella è la gioventù
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"Se vogliamo conoscere il senso dell'esistenza, dobbiamo aprire un libro" Collaboratrice di Booklandia