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Arma infero Vol.1

di Fabio Carta –
Buondì!!! Ritorno dopo un bel po’ di giorni: ero decisamente impegnato con questo tomo che, anche se elettronico, è stato bello corposo. Un romanzo di fantascienza arrivatomi tramite il consiglio di un amico al quale lo aveva suggerito l’autore stesso. A circa metà del libro ero molto titubante sul prosieguo della lettura che si impuntava come un asino recalcitrante ma poi, tenacemente, l’ho portato a termine e ne sono pure contento.
Pianeta Muareb….un minuscolo corpo celeste colonizzato da talmente tanto tempo che i tempi della fondazione sono passati direttamente nel mito e i padri sono quasi delle semidivinità. Un pianeta però terraformato male, dove l’aria non è respirabile e gli uomini sono costretti a vivere sotto cupole geodetiche circondati da immense lande desolate e rocciose….i calanchi!!! Un pianeta cattivo e arido che però è riuscito in qualche modo a dare rifugio ai primi coloni che lo hanno trasformato nella loro nuova patria.
Ma questa patria ora è diventata radioattiva perché la guerra atomica ha cancellato quel poco di civiltà che aveva potuto radicare. Cosa è successo? Tutto inizia quando un vecchio uomo si avvicina ad un gruppo di mistici in cerca della connessione con il mitico Martire Tiranno Lakon.
Il vecchio Karan, una volta capito che aveva conosciuto il sant’uomo, viene invitato a raccontare chi era e quali erano state le sue azioni. Inizia così un racconto incredibile sul passato di Muareb e sui mitici Cavalieri del Krak e dei loro Zodion (le cavalcature a microfusione e monoruota in grado di percorrere le accidentate strade che solcano le desolazione el pianeta).
Il racconto parte da quando Karan era solo un vicemaniscalco e Lakon un alieno prigioniero; da lì si dipana tutto l’incredibile percorso di crescita e di azione dei due coprotagonisti, una crescita morale e spirituale fatta di incontri e soprattutto di scontri e violenze su un pianeta che sta per essere sconvolto dalla guerra civile all’interno delle colonie dei calanchi e tra le varie nazioni in cui si divide.
Come dicevo, un pianeta avaro d’acqua, con una geografia tormentata, un giorno siderale brevissimo tanto da dover calcolare due albe e due tramonti per avere le 24 ore, e con l’asse perfettamente dritto sull’orbita così da non avere stagioni ma fasce climatiche ben delineate ed esasperate.
Fabio Carta è sicuramente un cultore dei miti cavallereschi di Artù di Camelot perché tutto il romanzo è intriso di quelle gesta, dall’amor cortese fino alla Cerca del mitico Pagan (animale mitologico di Muareb) che riprende la ricerca dei cavalieri della Tavola Rotonda.
Ma non solo le influenze del ciclo arturiano: sono presenti anche elementi tolkeniani e storici reali in quanto il cavaliere più simbolico del romanzo (e anche uno dei più antipatici) si chiama Guderian che fu il padre delle truppe corazzate naziste; il più infame dei traditori invece si chiama Gamelin, storicamente un generale francese della Prima Guerra Mondiale. Un terzo elemento viene dalla cavalleria templare prelevando di peso la fortezza nota come Krak dei Cavalieri e posizionandola nel desertico Muareb che assomiglia molto ad Arrakis di Dune.
Potrei andare avanti all’infinito con citazioni su citazioni. Un romanzo comunque imponente, il primo di una trilogia, che scava molto nella psicologia dei personaggi e che tocca anche temi importanti come la paura (e gli effetti) di una guerra atomica, la corsa agli armamenti, le fonti energetiche e soprattutto la modernissima guerra per l’acqua e i cambiamenti climatici.
Prima ho detto che volevo mollare….è la verità! Per riportare al meglio i valori della cavalleria Carta usa in molti passaggi un linguaggio aulico e pomposo che dopo un po’ urtava fortemente i miei nervi come le descrizioni così minuziose da togliere qualsiasi fantasia su come è fatto uno Zodion o una tuta ambientale…. mi ricordavano tanto le descrizioni di Melville in Moby Dick….una follia!!! Però tutto si è risolto! ….ma non leggerò gli altri due!! Questo mi basta e avanza!

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"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza"
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